Stefano Salatini, responsabile acquisti e logistica di Coperion, è tra i lavoratori impegnati nel presidio davanti allo stabilimento di Ferrara, dopo l’annuncio del licenziamento collettivo. Nato e cresciuto in città, Salatini lavora nell’impresa da quasi quattro anni e avrebbe voluto celebrare a fine anno la ricorrenza della sua assunzione. Invece, insieme ai colleghi, si trova a fare i conti con l’incertezza sul futuro occupazionale.
Prima di arrivare in Coperion, Salatini aveva lavorato per dieci anni alla Berco, esperienza che definisce fondamentale per la propria formazione professionale. Nel suo percorso ha maturato anche esperienze a Modena, Bologna, Rovigo e Padova, prima di riuscire a tornare nella città natale. Il possibile licenziamento rappresenta quindi, per lui, una nuova interruzione dopo quella vissuta durante la ristrutturazione di Berco.
Il confronto con la vicenda Berco
Secondo Salatini, tra le due situazioni esistono alcune analogie, ma anche una differenza sostanziale. Berco, pur avendo ridotto il numero dei dipendenti e chiuso alcuni stabilimenti, sarebbe riuscita a mantenere una prospettiva industriale. Per Coperion, invece, ai lavoratori non sarebbe stata concessa nemmeno la possibilità di valutare un eventuale subentro da parte di altri soggetti.
«Vediamo un muro di gomma da parte della proprietà», sostiene il responsabile acquisti, secondo cui le promesse e gli annunci non avrebbero modificato la posizione dell’azienda. I dipendenti contestano in particolare la decisione di non sospendere il licenziamento collettivo, che continua a rappresentare una minaccia per il loro futuro e per quello delle rispettive famiglie.
Il nodo dell’advisor
Un altro punto sollevato durante il presidio riguarda l’eventuale incarico a un advisor, chiamato a individuare possibili acquirenti. Salatini riferisce che il mandato avrebbe dovuto essere affidato entro la settimana precedente, ma che non sarebbe arrivata alcuna comunicazione. A suo giudizio, inoltre, i paletti imposti alla ricerca di potenziali compratori, in quanto concorrenti dell’attuale attività, renderebbero difficile individuare un soggetto interessato.
La protesta è stata accompagnata anche da una lettera ricevuta dai dipendenti il giorno prima dello sciopero. Il documento, descritto dai lavoratori come caratterizzato da un tono molto formale e percepito da alcuni come minaccioso, richiamava il rispetto delle regole e delle normative vigenti, ricordando che il personale è ancora dipendente dell’azienda.
Il richiamo non avrebbe però ridotto la partecipazione al presidio. «La nostra professionalità non verrà mai meno fino all’ultimo giorno», afferma Salatini a nome suo e dei colleghi. La richiesta, aggiunge, è quella di poter continuare a lavorare: non soltanto restare dipendenti fino alla conclusione della procedura, ma mantenere il proprio posto nello stabilimento di Ferrara.