Telefonate, messaggi insistenti e pressioni per convincerla a non interrompere la relazione. Poi, secondo l’accusa, le aggressioni sarebbero diventate sempre più gravi, fino a un presunto tentativo di strangolamento che la donna avrebbe scoperto soltanto il giorno successivo, riguardando le immagini delle telecamere. È quanto ha raccontato in aula, davanti al giudice Luca Turchetti, una 33enne ascoltata come parte offesa nel procedimento per maltrattamenti e stalking a carico dell’ex compagno, un 41enne ferrarese.
I fatti contestati dalla Procura risalgono al periodo compreso tra il 2022 e il 2023, in particolare durante la convivenza. La donna ha riferito di aggressioni fisiche e di condotte persecutorie che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero proseguite anche dopo la fine della relazione. Soltanto dopo un percorso di supporto psicologico avrebbe trovato la forza di rivolgersi alle forze dell’ordine.
La ricostruzione in aula
«Capitava spesso che mi mettesse le mani al collo e mi stringesse con forza le braccia. Mi faceva male e mi provocava ematomi», ha dichiarato la 33enne. A queste condotte si sarebbero aggiunti contatti continui e richieste di riconciliazione. La donna ha spiegato di aver chiesto più volte all’ex compagno di smettere di cercarla, senza però riuscire a interrompere le comunicazioni.
La prima delle due aggressioni principali sarebbe avvenuta la sera del 26 aprile 2023, nell’abitazione della donna, dove si trovavano anche le figlie dell’imputato. Secondo il racconto, l’uomo avrebbe reagito con violenza dopo averla trovata in una stanza diversa da quella in cui pensava di incontrarla. La 33enne sarebbe riuscita ad avvisare la madre con un messaggio e a raggiungerne la casa, tornando però nell’abitazione il mattino successivo.
La seconda aggressione sarebbe avvenuta nella notte tra il 27 e il 28 aprile, dopo una cena per il pensionamento di una collega. La mattina seguente la donna si sarebbe svegliata con ricordi frammentari e numerosi segni sul corpo: il labbro gonfio, lividi sul viso e sulla fronte, arrossamenti alle orecchie e lesioni intorno al collo. Pensando inizialmente di avere avuto un incidente, ha raccontato di aver poi controllato le immagini della telecamera di videosorveglianza dal telefono.
Le immagini e la denuncia
Nel filmato, secondo la sua ricostruzione, avrebbe visto l’ex compagno colpirla prima all’interno dell’auto e poi trascinarla fuori, prendendola per il collo e sbattendole la testa contro un cancello. La donna ha riferito di aver gridato aiuto mentre alcune auto transitavano senza fermarsi. Una vicina, insospettita dai rumori, avrebbe telefonato e, dopo aver parlato brevemente con l’uomo, sarebbe riuscita a sentirla chiedere: «Aiuto, chiama i carabinieri».
L’episodio, sempre secondo la versione fornita in aula, sarebbe durato circa mezz’ora, fino all’arrivo dei vicini. L’uomo si sarebbe quindi allontanato, andando poi incontro a un incidente stradale. La 33enne ha spiegato di non essersi rivolta subito ai carabinieri né al pronto soccorso perché si trovava in uno stato confusionale e non riusciva a prendere una decisione.
Dopo quell’episodio la donna avrebbe deciso di interrompere la relazione, pur continuando per un periodo a ospitare l’ex compagno perché, ha riferito, provava compassione nei suoi confronti. La convivenza sarebbe proseguita fino al 4 luglio 2023, quando la 33enne presentò denuncia. A spingerla sarebbe stato un ulteriore episodio: una collega le avrebbe riferito di essere stata contattata insistentemente dall’imputato, che l’avrebbe anche controllata e avrebbe cercato informazioni sui rapporti tra le due donne. La testimonianza proseguirà nell’ambito del procedimento, nel quale le contestazioni dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.