Massimiliano Stroscio, fondatore del Ferrara Film Festival conosciuto come Maximilian Law, esclude l’ipotesi di un’azione giudiziaria dopo aver definito diffamatorio, in un commento su Facebook, un articolo del Resto del Carlino sulla decisione del Comune di Ferrara di interrompere i rapporti con la manifestazione. Il fondatore chiarisce di non voler avviare una disputa nelle aule di tribunale e assicura che l’organizzazione intende mantenere un rapporto improntato alla serenità e alla cooperazione.
La presa di posizione arriva dopo la comunicazione con cui l’amministrazione comunale ha annunciato la volontà di interrompere ogni collaborazione economica e organizzativa con il Festival. Nella nota indirizzata a Stroscio, l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli ha richiamato numerose segnalazioni relative al mancato pagamento di fornitori locali e un’ingiunzione di pignoramento trasmessa via Pec anche al Comune e alla Regione.
Il contenzioso sul pignoramento
È soprattutto su questi due aspetti che il fondatore propone una ricostruzione distinta. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il pignoramento non sarebbe una vicenda emersa recentemente, ma un contenzioso aperto da circa due anni e collegato all’edizione 2023 del Festival. Al centro ci sarebbero le spese sostenute per una mostra d’arte che, nella versione fornita dalla manifestazione, avrebbero dovuto essere coperte dallo sponsor Oro Puro Caffè.
Stroscio quantifica la controversia in 5mila euro, comprese le spese legali, e sostiene che la società coinvolta abbia in seguito dichiarato fallimento. La pratica, spiega il Festival, è seguita da un legale. Se il recupero del credito non dovesse andare a buon fine, l’organizzazione afferma che si farà carico del pagamento. Il fondatore definisce quindi la situazione un’attesa legata ai tempi della giustizia e non un tentativo di sottrarsi agli obblighi.
I rapporti con i fornitori
Diverso sarebbe invece il capitolo relativo alle segnalazioni sui fornitori. Il Festival sostiene che tali episodi non abbiano collegamenti con il contenzioso da 5mila euro, ma non nega che negli anni ci siano state difficoltà nei rapporti economici. L’organizzazione riferisce di aver attuato in passato piani di rientro e attribuisce una parte dei problemi ai ritardi nell’erogazione dei contributi pubblici, che spesso arriverebbero mesi dopo la conclusione degli eventi.
Stroscio afferma inoltre di aver sostenuto personalmente la manifestazione con svariate decine di migliaia di euro e indica tra le cause delle difficoltà anche alcune collaborazioni rivelatesi, a suo giudizio, inaffidabili. Si tratta della ricostruzione fornita dal fondatore, che presenta la propria replica come un appello alla città dopo dieci anni di impegno. Pur riconoscendo all’amministrazione il diritto di tutelare la propria reputazione, chiede che lo stesso criterio venga applicato in modo coerente anche alle altre iniziative che portano il nome di Ferrara.
La decisione del Comune, secondo Stroscio, non comporterà automaticamente la fine del Ferrara Film Festival. L’organizzazione dichiara di voler proseguire il lavoro e di trovarsi in una fase di riassetto, mantenendo aperte le possibilità di collaborazione con professionisti, imprese ed enti. Resta lo strappo con Palazzo Municipale, mentre il fondatore esclude una battaglia giudiziaria e affida alla città la valutazione sul futuro della manifestazione.