È stato proclamato uno sciopero davanti ai cancelli di Coperion srl a Ferrara, dove i lavoratori contestano l’avvio della procedura di licenziamento collettivo e la cessazione dell’attività in Italia. L’azienda, parte di una multinazionale, ha comunicato il 20 luglio l’intenzione di interrompere le attività che coinvolgono 80 dipendenti.
La procedura e il confronto istituzionale
Filcams Cgil, insieme a Cisl e Uil, chiede il ritiro dei licenziamenti e l’affidamento di un incarico a un advisor per individuare possibili soluzioni, compresa la cessione dell’attività. La vicenda ha coinvolto anche le istituzioni: il Comune ha approvato il 28 luglio una mozione bipartisan per sollecitare la sospensione della procedura, mentre il 3 agosto la Regione Emilia-Romagna ha partecipato al tavolo di salvaguardia. Dal confronto è arrivata una proroga delle attività fino a marzo 2027, ma Coperion non ha ritirato i licenziamenti.
Il primo settembre l’azienda ha confermato la propria posizione: nessun ritiro della procedura, nessuna proroga dei tempi per cercare un’alternativa e nessun mandato formale a un advisor. Di fronte all’assenza di aperture, i lavoratori hanno deciso di incrociare le braccia e di organizzare un presidio davanti allo stabilimento. Alla mobilitazione del 9 settembre hanno partecipato le organizzazioni sindacali e rappresentanti delle istituzioni locali e regionali.
Le contestazioni dei sindacati
Secondo la segretaria Filcams Alessandra Gaiardi e la funzionaria Silvia Montagnoli, la decisione sarebbe legata soprattutto al fondo Lone Star, che ha acquisito Coperion con un’operazione perfezionata a gennaio. Le sindacaliste contestano una scelta ritenuta di natura finanziaria e denunciano il rischio che competenze tecniche e conoscenze maturate nello stabilimento vengano trasferite all’estero, privando il territorio dell’attività e dei posti di lavoro.
Le rappresentanti dei lavoratori sostengono inoltre che non siano state accolte le richieste di aprire un percorso per la cessione dell’attività. A loro giudizio, la mancata disponibilità a trasferire tecniche, competenze e assistenza aziendale sarebbe collegata al timore di creare un concorrente. La conseguenza, denunciano, sarebbe il coinvolgimento di 80 lavoratori e delle loro famiglie, comprese persone giovani con impegni finanziari e mutui.
Alla vigilia dello sciopero, l’azienda ha inviato ai dipendenti una lettera tramite il proprio legale, invitandoli a rispettare i contratti, a proseguire il lavoro e a non divulgare informazioni alla stampa. La Filcams ha definito il contenuto del messaggio forte e intimidatorio, sostenendo che proprio quella comunicazione avrebbe convinto alcuni lavoratori ancora indecisi ad aderire al presidio.
Alla mobilitazione erano presenti il consigliere regionale Paolo Calvano e il vicesindaco Alessandro Balboni. Calvano ha ribadito la disponibilità della Regione a sostenere il confronto, pur sottolineando i limitati strumenti dell’ente per bloccare processi di questo tipo. Balboni ha chiesto una risposta comune da parte della politica e delle istituzioni, mentre i sindacati insistono sulla necessità di ritirare i licenziamenti e tutelare la continuità dell’unità produttiva.