Ad Argenta prosegue il processo a Matteo Nocera, 44 anni, ex infermiere accusato dell’omicidio pluriaggravato di Antonio Rivola, 83 anni, morto il 5 settembre 2024 mentre era ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini. Nell’udienza di giovedì 15 ottobre, gli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli hanno concentrato il controesame sui possibili punti deboli dell’attività investigativa.
Il primo tema affrontato ha riguardato la gestione del Midazolam, sedativo che secondo gli inquirenti sarebbe stato ordinato in quantità superiori rispetto a quelle registrate nelle cartelle cliniche. Per la difesa, tuttavia, il confronto potrebbe essere falsato dall’uso della dicitura generica multifarmaco, presente in diversi documenti senza l’indicazione dei principi attivi. Secondo i legali, quella voce potrebbe comprendere anche il sedativo, eventualmente somministrato ma non riportato con il proprio nome.
I conteggi dei farmaci
Nel corso del controesame del maresciallo Alessandro Forgione, del Nas di Bologna, sono stati ricostruiti gli ordinativi effettuati dal reparto e i dati forniti dalla farmacia dell’ospedale del Delta di Lagosanto. Nel 2024 ad Argenta sarebbero state ordinate 230 fiale a fronte di 200 ricoveri. Tra giugno e ottobre gli ordini avrebbero riguardato 80 fiale, mentre nello stesso periodo a Lagosanto ne risultavano 15 per 300 ricoveri.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, delle 80 fiale arrivate ad Argenta almeno 62 sarebbero state utilizzate, ma nelle cartelle cliniche tra giugno e agosto ne risultano 35. Considerando anche 18 fiale rimaste in giacenza, l’ammanco stimato è di 27 unità. Il farmaco era stato ordinato da circa dieci infermieri, tra cui Nocera, che lo avrebbe richiesto una sola volta su 47 ordini, per un totale di 20 fiale. Dopo la morte di Rivola, inoltre, il Midazolam non sarebbe più stato ordinato nel reparto.
La difesa ha sollevato dubbi anche sull’Esmeron, il miorilassante che, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato per uccidere Rivola. L’ultima richiesta risalirebbe al 27 marzo 2023, per una confezione da dieci fiale, mentre in reparto ne sarebbero state trovate sei. Gli inquirenti ritengono quindi che ne manchino quattro. I legali hanno però ricordato che nel marzo 2023 un paziente era stato intubato, circostanza annotata in cartella, senza che fosse indicato il medicinale impiegato: potrebbe essere stato proprio l’Esmeron.
Dna, fotografie e titolo di studio
Un altro elemento contestato riguarda la documentazione degli ordinativi: nelle bolle di consegna inserite nel fascicolo non comparirebbe la firma di chi ha ricevuto i farmaci, diversamente da quanto avviene in altri ospedali della provincia. Sul fronte delle analisi scientifiche, il luogotenente Davide Bruni ha riferito che sulle fiale di Midazolam trovate nell’alibox non è stato rilevato Dna. Tracce del sedativo erano invece presenti su una siringa, sul cui stantuffo è stato isolato un solo profilo femminile. Secondo quanto emerso, la siringa potrebbe essere stata maneggiata da più persone e tutti i pazienti interessati avevano un catetere endovenoso.
La difesa ha chiesto chiarimenti anche sulle fotografie di presunti maltrattamenti, scattate dal 2022 con il telefono di un’infermiera. La donna non avrebbe presentato una denuncia formale, limitandosi a riferire informalmente alcuni episodi alla coordinatrice. Bruni ha inoltre ammesso che non esiste un riscontro tecnico capace di dimostrare che quei pazienti fossero stati sedati. Il collegamento con le condotte attribuite a Nocera deriverebbe da dichiarazioni di infermieri e da intercettazioni nelle quali si afferma che durante i suoi turni i pazienti dormivano più a lungo.
Nel procedimento l’ex infermiere deve rispondere anche di truffa aggravata ed esercizio abusivo della professione, in relazione al titolo di studio conseguito in Romania. Il decreto italiano di equipollenza, richiesto nel 2020 e utilizzato per partecipare al concorso da infermiere a Ferrara nel 2021, è risultato formalmente autentico dopo le verifiche dei ministeri italiano e romeno. Gli investigatori hanno tuttavia confrontato il registro degli esami con i cartellini di presenza di Nocera come operatore socio-sanitario a Imola: in alcune date in cui risultava sostenere esami in Romania, avrebbe infatti timbrato sul posto di lavoro.
Non sono emersi invece riscontri sul possibile coinvolgimento della scuola frequentata da Nocera nell’inchiesta romena sulle lauree false. Il procedimento tornerà in aula il 29 ottobre.