È una mattina apparentemente ordinaria a Pontelagoscuro, ma in una casa del quartiere residenziale la troupe cinematografica è al lavoro. L’abitazione, messa a disposizione dal nonno di uno dei ragazzi coinvolti nella produzione, viene trasformata nella dimora della famiglia di Federico Aldrovandi. È il settimo giorno di riprese de Lo Stato del silenzio, il film diretto da Manuel Benati sulla vicenda del giovane ferrarese.
Dalle 8.30 tecnici e operatori iniziano a sistemare luci, cavi, attrezzature e oggetti di scena. Le stanze, pur essendo quelle di una normale abitazione, diventano rapidamente più strette per la presenza della troupe e degli strumenti. Ogni movimento deve essere eseguito con attenzione, tra lampadari bassi, apparecchiature delicate e il continuo passaggio delle persone impegnate nella lavorazione.
Le scene in casa
Poco prima delle 10 arriva Frederic Moulin, l’attore che interpreta Lino Aldrovandi, padre di Federico. È lui il protagonista delle prime due scene, mentre il programma della giornata deve fare i conti con un leggero ritardo. Dopo il comando di silenzio e l’indicazione di azione, la macchina da presa resta ferma sul soggetto secondo le esigenze della regia. Una prima ripresa non convince del tutto Benati e viene ripetuta.
Al piano inferiore, intanto, Riccardo Salami, interprete di Stefano Aldrovandi, fratello di Federico, si prepara al trucco per la scena successiva. Il lavoro procede tra cambi di batteria, spostamenti di strumenti e solleciti a recuperare tempo. Anche attraversare una stanza richiede attenzione, mentre la troupe si muove in uno spazio già occupato da luci, cavi e attrezzature.
Una delle sequenze più significative della mattinata è costruita attorno ai ritagli di giornale che raccontano la vicenda di Federico. Moulin siede davanti alle pagine mentre la telecamera passa da un’inquadratura dall’alto a un piano più ravvicinato sui giornali. Le mani, la carta, le fotografie e lo sguardo dell’attore diventano gli elementi centrali della scena. Il regista gli indica con precisione come ritagliare e riporre gli articoli, dove guardare e con quale ritmo eseguire i gesti.
Quando Benati gli chiede di rivolgersi verso la finestra e restare pensieroso, Moulin osserva i ritagli e poi alza lo sguardo. La ripresa riesce alla prima prova utile e la scena può essere smontata. L’attore, inoltre, lavora con un tutore: si era fatto male a un piede il giorno prima dell’inizio delle riprese. L’infortunio ha richiesto alcuni adattamenti nella preparazione della lavorazione e nei movimenti previsti.
Gli oggetti e i gesti
Durante la giornata non mancano gli imprevisti. Dal garage compare per qualche istante un fagiano, interrompendo la routine della troupe prima di allontanarsi. Mentre i tecnici preparano la terza scena, questa volta all’esterno, alcuni componenti della produzione si concedono una breve pausa con un pallone. Salami prova a calciarlo contro il muro insieme alla costumista, impegnata negli ultimi ritocchi.
Particolare attenzione viene dedicata alle scarpe indossate dal giovane attore. Sono quelle che devono richiamare la presenza di Federico e, pur trattandosi di un elemento secondario, contribuiscono alla credibilità del racconto. La costumista ne cura ogni dettaglio, mentre il regista spiega a Salami come muoversi, quando calciare e in quale istante restare fermo al ritorno della palla.
Il gesto deve trasmettere anche l’emozione richiesta dalla scena. Al primo tentativo Benati chiede all’attore di essere più arrabbiato e di aumentare l’intensità. Il calcio al pallone diventa così parte della recitazione, non un semplice movimento. Il settimo giorno di riprese prosegue tra tempi da recuperare, indicazioni ripetute, cambi tecnici e passaggi dal trucco al set.
Fino alla conclusione della settimana, la casa di Pontelagoscuro continuerà a rappresentare la casa degli Aldrovandi. Dietro ogni ciak lavorano decine di persone, ciascuna con un compito preciso, per coordinare attori, strumenti e ambienti e trasformare una normale abitazione nello spazio della storia raccontata dal film.