Mozione consiliare

Rendine chiede a Ferrara una riorganizzazione della sanità regionale

La proposta punta a ridurre duplicazioni e liste d’attesa, preservando ospedale, presìdi e servizi della provincia.

Rendine chiede a Ferrara una riorganizzazione della sanità regionale

Francesco Rendine, consigliere comunale della lista Civica Alan Fabbri Sindaco, chiede al Comune di Ferrara di sollecitare la Regione Emilia-Romagna ad avviare un progetto di riorganizzazione delle direzioni generali e delle funzioni amministrative delle aziende sanitarie per macroaree. La proposta è contenuta in una mozione presentata in Consiglio comunale e mira a ridurre le duplicazioni organizzative, destinando le eventuali risorse risparmiate al potenziamento dell’assistenza.

Il documento parte dall’obiettivo di concentrare le risorse sulla tempestività delle prestazioni, sulla continuità assistenziale e sull’accessibilità delle cure. Secondo Rendine, la qualità della gestione sanitaria dovrebbe essere valutata in base ai risultati ottenuti per i cittadini e al corretto impiego dei fondi, non al numero delle strutture direzionali. Tra le priorità indicate figurano la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare e una maggiore disponibilità di personale sanitario.

La proposta di riordino

La mozione richiama i precedenti organizzativi di Arpae, articolata in aree territoriali di area vasta, e dell’Ausl della Romagna, nata dall’unificazione delle aziende sanitarie di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini. Il testo precisa tuttavia che questi modelli non possono essere trasferiti automaticamente alla sanità e che dovranno essere verificati costi, benefici e conseguenze sul piano organizzativo.

Rendine propone in particolare di valutare direzioni generali uniche per macroaree e una conseguente riduzione delle strutture amministrative duplicate. L’obiettivo è evitare che alla struttura esistente venga aggiunto soltanto un ulteriore livello di coordinamento, con il rischio di aumentare la spesa e rendere meno chiari i processi decisionali.

La richiesta comprende uno studio di fattibilità che confronti l’assetto attuale con diverse ipotesi: dalla direzione unificata all’accorpamento aziendale, fino all’integrazione delle funzioni amministrative. L’analisi dovrebbe individuare le modifiche normative necessarie, le responsabilità gestionali e le dimensioni territoriali sostenibili, quantificando sia i risparmi a regime sia i costi iniziali della riorganizzazione.

Nel calcolo dovrebbero rientrare anche i costi di transizione, le eventuali indennità, la ricollocazione del personale, gli adeguamenti informatici e le funzioni già condivise. La mozione chiede inoltre di evitare che vengano conteggiate economie già realizzate. Le eventuali risorse liberate, secondo la proposta, dovrebbero essere destinate in modo esplicito e verificabile al personale sanitario, alla medicina territoriale, all’assistenza domiciliare, alla riduzione dei tempi di attesa e ai servizi rivolti alle persone fragili.

Le garanzie per il territorio

Una parte del documento riguarda le ricadute su Ferrara. L’eventuale riassetto, secondo Rendine, dovrebbe preservare il ruolo dell’Ospedale di Cona e dell’Università di Ferrara, i presìdi ospedalieri provinciali, i servizi distrettuali e la possibilità per gli enti locali di partecipare alle scelte sanitarie.

Ogni ipotesi relativa al territorio ferrarese dovrebbe essere preceduta dal coinvolgimento della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, dei Comuni, dell’Università e delle rappresentanze degli operatori e degli utenti. La riorganizzazione dei vertici, si legge nella mozione, non dovrebbe diventare una giustificazione automatica per chiudere presìdi, trasferire attività cliniche fuori provincia o ridurre l’accessibilità ai servizi. Eventuali modifiche della rete assistenziale dovrebbero essere valutate separatamente, sulla base dei bisogni di salute, della sicurezza, della qualità e dei tempi di accesso.

Infine, la proposta chiede al Comune di promuovere il confronto con gli altri Comuni della provincia e con la Provincia di Ferrara, trasmettendo il documento alla Regione, alla Conferenza territoriale sociale e sanitaria, alle aziende sanitarie ferraresi e all’Università. L’eventuale riorganizzazione dovrebbe essere accompagnata da un monitoraggio basato su indicatori relativi alla spesa amministrativa, ai risparmi ottenuti, alle risorse reinvestite, ai tempi di attesa, all’accessibilità territoriale, alla continuità assistenziale e alla mobilità sanitaria.