Udienza

Rapina a Malborghetto, giovane sequestrato per i bitcoin

Il testimone ha ricostruito l’aggressione: alla sbarra resta un 23enne, accusato anche di aver organizzato il colpo.

Rapina a Malborghetto, giovane sequestrato per i bitcoin

Un giovane ferrarese sarebbe stato aggredito e sequestrato in un appartamento di Malborghetto con l’obiettivo di sottrargli criptovaluta per un valore di circa 40mila euro. La rapina risale all’agosto 2023 e, secondo l’accusa, sarebbe stata compiuta da una banda composta da quattro persone.

Due degli indagati sono già stati condannati con rito abbreviato: Alessandro Casolari, 59 anni, e Roberto Roma, 52 anni. Un terzo coinvolto ha patteggiato. Nel procedimento attualmente resta a giudizio soltanto un 23enne, accusato di rapina aggravata, sequestro di persona e indebito utilizzo di strumenti di pagamento.

Il racconto della vittima

La ricostruzione della vicenda è emersa durante l’ultima udienza davanti al collegio del Tribunale di Ferrara. Tra le persone ascoltate c’era anche la vittima, considerata un testimone centrale. Il giovane ha riferito di essere stato attirato nell’appartamento proprio dall’amico oggi imputato.

Una volta entrato, sarebbe stato aggredito da Casolari, che avrebbe indossato una tuta mimetica e un passamontagna e avrebbe avuto con sé un taser e una pistola. La vittima ha raccontato di essere stata immobilizzata con fascette da elettricista e nastro adesivo, applicato anche sulla bocca e sugli occhi.

Gli aggressori avrebbero tentato di sbloccare il telefono utilizzando il riconoscimento facciale, senza riuscirci a causa delle ferite riportate dal giovane. A quel punto, secondo la sua testimonianza, avrebbe fornito i codici di sblocco del cellulare e quelli bancari. Gli sarebbero stati sottratti le chiavi di casa, 100 euro, un orecchino in oro bianco e una carta Postepay, utilizzata per un prelievo di 40 euro.

La fuga dalla finestra

Rimasto chiuso in una stanza, il giovane sarebbe riuscito a liberarsi rompendo le fascette e utilizzando un chiodo per tagliare il nastro adesivo. Ancora sanguinante, avrebbe quindi scelto di fuggire dalla finestra, spiegando in aula di aver temuto per la propria vita.

Sul ruolo dell’imputato, la vittima ha riferito di aver sentito indicarlo come la mente del colpo, senza però poter affermare con certezza che fosse nell’abitazione durante l’aggressione, poiché alcuni presenti avevano il volto coperto. Un altro testimone, ascoltato nella stessa udienza, avrebbe invece collocato il 23enne all’interno dell’appartamento durante le fasi della rapina.

Nel corso dell’udienza è stato ricordato anche un episodio precedente, ritenuto dalla vittima collegato ai suoi sospetti sull’ex amico. In quell’occasione il giovane aveva fissato con lui una consegna di droga a domicilio. Poco dopo, due uomini con passamontagna e un distintivo da vigilante giurato avrebbero bussato alla porta sostenendo di avere un mandato di perquisizione. Il procedimento riprenderà il 10 dicembre.