Sono stati 11 lavoratori su 15 a partecipare al picchetto organizzato nella mattinata del 21 ottobre davanti allo stabilimento del Molino Barilla di via Modena, a Ferrara. La mobilitazione, convocata dalle 8.30 alle 10.30, si è svolta con le bandiere della Flai Cgil e ha avuto l’obiettivo di esprimere solidarietà ai dipendenti degli impianti Barilla interessati dal piano di chiusure e cessioni.
Il provvedimento riguarda lo stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, e i mulini di Castelplanio, nelle Marche, e Altamura, in Puglia. Secondo quanto riferito da Luca Liguori della Flai Cgil di Ferrara, alla solidarietà si affianca la preoccupazione per il metodo seguito dall’azienda. Le relazioni sindacali con Barilla, ha spiegato, sono sempre state buone, ma in questo caso la decisione di procedere alla cessione degli impianti sarebbe stata assunta unilateralmente, senza una convocazione preventiva delle organizzazioni dei lavoratori.
La protesta dei dipendenti
La proclamazione dello sciopero è arrivata dopo l’incontro del 15 ottobre tra il Coordinamento nazionale delle Rsu Barilla e le segreterie nazionali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil. Al centro del confronto c’era proprio la scelta di proseguire nella vendita degli stabilimenti senza accogliere le richieste avanzate dai rappresentanti dei dipendenti.
La vicenda ha riacceso le preoccupazioni anche tra i lavoratori di Ferrara. Liguori ha ricordato che alla fine di luglio era stato raggiunto un accordo nazionale sul contratto integrativo, mentre a settembre è arrivata la comunicazione relativa alle chiusure. Il timore espresso durante il presidio è che, in assenza di garanzie e di un confronto più ampio, il rischio di una cessione possa riguardare in futuro qualsiasi sito produttivo.
Il contesto del mercato
I lavoratori e le organizzazioni sindacali riconoscono le difficoltà del mercato della pasta, in particolare in Italia. La domanda interna è in calo e la concorrenza è aumentata, mentre gli stabilimenti del Sud avrebbero meno sbocchi commerciali rispetto a quelli del Nord, maggiormente orientati anche alle esportazioni verso l’Europa.
La competizione è cresciuta anche sugli scaffali dei supermercati, dove la presenza di marchi diversi è oggi più ampia rispetto al passato. Proprio per questo i sindacati si sarebbero aspettati da Barilla la presentazione di un progetto e di un piano industriale capace di chiarire le prospettive degli impianti e il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti.