Il Piano urbanistico generale di Ferrara è stato approvato dal Consiglio comunale con 19 voti favorevoli e 9 contrari. All’indomani del voto, le opposizioni hanno spiegato le ragioni del dissenso, distinguendo tra la qualità del lavoro tecnico e le scelte politiche che dovranno accompagnare l’attuazione dello strumento.
Il giudizio del Partito democratico sull’impianto del Piano è sostanzialmente positivo. Matteo Proto ha riconosciuto il lavoro svolto nella costruzione del documento, sostenendo però che la pianificazione non possa limitarsi agli aspetti tecnici. Secondo il Pd, il nuovo Pug avrebbe dovuto offrire indicazioni più riconoscibili su questioni come casa, tessuto economico e produttivo, mobilità e frazioni.
Edilizia sociale e servizi
Massimo Buriani ha separato il valore del documento dalle decisioni necessarie per renderlo operativo. Il voto contrario, ha spiegato, è maturato dopo la bocciatura delle proposte con cui l’opposizione chiedeva di precisare i passaggi successivi all’approvazione, anche alla luce delle modifiche intervenute nel confronto con Regione, Provincia e altri enti coinvolti nel Cuav.
Uno dei temi principali riguarda l’abitare. Il Piano prevede una quota del 20% di edilizia residenziale sociale, ma il Pd chiede che la sua realizzazione non venga lasciata soltanto all’iniziativa privata. La proposta è di coinvolgere Regione, operatori economici, forze sociali e cooperazione, ricorrendo anche agli strumenti di iniziativa pubblica previsti dalla pianificazione.
In questo quadro viene citato anche il Grattacielo di Ferrara, indicato da Buriani come una delle aree nelle quali potrebbe essere valutato un intervento pubblico, eventualmente attraverso una collaborazione con altri soggetti. Non si tratta di un progetto già definito, ma di un’ipotesi che il Pd chiede di inserire nella futura fase di attuazione del Piano.
Frazioni, mobilità e metodo
La stessa impostazione viene applicata al forese. Per Proto, il sistema dei cluster individuato dal Pug rischia di non risolvere le difficoltà delle frazioni se alla classificazione territoriale non seguiranno investimenti sui servizi. Il timore è che i centri di gravitazione concentrino le funzioni principali, lasciando più isolate le comunità periferiche, con conseguenze soprattutto per le persone anziane o fragili.
Tra le proposte dell’opposizione figura quindi la definizione di uno standard minimo di servizi per le frazioni più vulnerabili e lo studio di una metropolitana di superficie per collegare città, forese, ospedale di Cona e principali aree produttive.
L’unico emendamento dell’opposizione approvato riguarda l’area di via Sammartina. La modifica, presentata da Anna Chiappini e subemendata da Luca Caprini, esclude nuovi insediamenti produttivi lungo la strada e subordina eventuali interventi sull’impianto esistente ad approfondimenti sulle ricadute sul traffico e sulle criticità dell’area.
Leonardo Fiorentini, della Civica Anselmo, ha concentrato le critiche sui tempi concessi al Consiglio comunale per esaminare il Piano. Dopo anni di elaborazione tecnica, ha sostenuto, consiglieri e commissioni avrebbero avuto uno spazio troppo ristretto per analizzare territorio, osservazioni e singole previsioni. La richiesta di sospensiva, ha aggiunto il Pd, puntava ad attendere il nuovo Regolamento edilizio per valutare insieme i due strumenti, ma la maggioranza l’ha respinta.
Fiorentini ha inoltre richiamato i 138 ettari di consumo massimo di nuovo suolo fino al 2050. Per l’opposizione, la riduzione rispetto alla precedente pianificazione dipende soprattutto dai limiti fissati dalla legge urbanistica regionale 24 del 2017, più che da una scelta autonoma della giunta. La norma, alla quale l’allora consigliere regionale Alan Fabbri votò contro, è stata indicata dalla Regione come oggetto di un percorso di aggiornamento avviato il 24 settembre.
Secondo le opposizioni, la questione decisiva sarà ora la gestione degli accordi operativi e degli interventi negli ambiti di rigenerazione. Pd e Civica Anselmo chiedono un coinvolgimento effettivo del Consiglio comunale e dei cittadini, prima che le decisioni siano definite. La tesi conclusiva è che un buon documento tecnico non sia sufficiente: sarà la politica a determinare come il Piano verrà applicato nella città reale.