La Procura di Ferrara ha chiesto l’archiviazione del procedimento per depistaggio aperto nei confronti della rettrice dell’Università di Ferrara, Laura Ramaciotti, nell’ambito della vicenda dei macachi ospitati nello stabulario dell’ateneo. Il fascicolo è collegato all’inchiesta principale, relativa alle condizioni di detenzione e alla morte di alcuni animali.
Contro la richiesta del pubblico ministero si è opposto l’avvocato David Zanforlini, legale di Animal Liberation e Limav Italia, le associazioni che avevano presentato l’esposto sulla gestione dei primati. Il difensore ha depositato l’opposizione mercoledì 28 ottobre, chiedendo che le indagini sul presunto depistaggio proseguano.
Il procedimento per depistaggio
Il secondo filone era nato dopo la decisione dell’Università di Ferrara di trasferire i macachi sopravvissuti in una struttura situata nel sud della Spagna. L’ipotesi investigativa riguardava presunte condotte volte a ostacolare o deviare gli accertamenti sulla vicenda. Per la difesa della rettrice, tuttavia, la richiesta di archiviazione è corretta.
L’avvocato Marco Linguerri, che assiste Ramaciotti, ha definito la decisione della Procura coerente con gli elementi emersi. Secondo il legale, il pubblico ministero avrebbe preso atto dell’evidenza dopo che era stata respinta una precedente richiesta di proroga delle indagini, arrivando quindi a chiedere l’archiviazione del fascicolo.
L’inchiesta principale resta aperta
Resta invece in corso il procedimento principale, nel quale risultano indagati, oltre alla rettrice, il professor Luciano Fadiga, ordinario di Fisiologia Umana, e Ludovico Scenna, veterinario responsabile del benessere animale. La posizione dell’ex rettore Giorgio Zauli è stata stralciata e l’ex dirigente è uscito dall’inchiesta.
Secondo le contestazioni della Procura, i tre indagati avrebbero tenuto cinque primati, Clarabella, Archimede, Eddi, Cleopatra e Cesare, in condizioni non compatibili con le caratteristiche della specie. Gli animali sarebbero stati sottoposti a sforzi eccessivi e ospitati in spazi ritenuti inadeguati, in assenza, secondo l’accusa, di un programma di sperimentazione scientifica autorizzato.
Un’ulteriore contestazione riguarda la morte del macaco Orazio, avvenuta nel giugno 2022. La Procura sostiene che l’animale sarebbe stato soppresso senza una reale necessità e con modalità crudeli, senza applicare la procedura prevista dal Ministero della Salute, che imponeva una profonda sedazione preventiva. Le ipotesi contestate dovranno essere valutate nel prosieguo del procedimento.