Gestione idrica

Irrigazione in difficoltà nel Ferrarese, servono riserve

Calore anomalo e fiumi meno ricchi hanno aumentato pressioni, costi e vulnerabilità del Delta

Irrigazione in difficoltà nel Ferrarese, servono riserve

La stagione irrigua 2026 è stata particolarmente complessa per il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, alle prese con temperature elevate, precipitazioni irregolari, la riduzione delle portate del Po e la crescente risalita del cuneo salino nel Delta. Le condizioni climatiche hanno fatto aumentare il fabbisogno delle colture, rendendo nello stesso tempo più difficile assicurare l’acqua nei luoghi e nei momenti necessari.

Il quadro è stato illustrato durante una conferenza stampa dal presidente Stefano Calderoni, che ha parlato di una stagione aggravata dal deficit idrico e da oltre 50 giorni con temperature subtropicali, cioè con una media giornaliera superiore ai 25 gradi. Secondo il Consorzio, la primavera piovosa ha evitato una situazione ancora più critica, ma da aprile le precipitazioni sono progressivamente diminuite, alternando lunghi periodi asciutti a fenomeni intensi e concentrati.

Po in calo e cuneo salino

I dati presentati indicano cinque ondate di calore e 46 giorni torridi. Rispetto al trend stimato dal 1960, la temperatura estiva è aumentata di 3,47 gradi. A luglio si sono verificati inoltre due eventi pluviometrici estremi, il 15 e il 21. Dalla metà di giugno anche le portate del Po hanno iniziato a diminuire, avvicinandosi ai livelli dell’estate 2022.

La riduzione della portata fluviale ha favorito la risalita dell’acqua marina. Secondo i rilievi di Arpae, l’intrusione salina è arrivata fino a 28,1 chilometri dalla foce del Po di Goro, mentre il Po della Donzella e il Po di Tolle risultano completamente interessati dal fenomeno. La criticità è aggravata dalla subsidenza e dall’innalzamento del livello del mare, che rendono più difficili i prelievi di acqua dolce per l’agricoltura.

Più sollevamento e guasti alla rete

Per sostenere l’approvvigionamento, il sistema consortile ha fatto maggiore ricorso agli impianti. Fino al 31 agosto sono stati derivati oltre 510 milioni di metri cubi d’acqua, 425 milioni dei quali attraverso il sollevamento. La minore disponibilità per gravità ha comportato un aumento dei costi e un utilizzo più intenso delle infrastrutture.

Non sono mancati problemi tecnici: nell’area sud si sono registrate difficoltà lungo il Ciarle Sud e ai sifoni della Risvolta di Fossalta; a nord ci sono state un’interruzione a Capodargine e la rottura del canale Contuga. All’impianto di Berra-Canal Bianco un guasto all’alimentazione elettrica ha richiesto un intervento urgente, mentre nell’area est sono state limitate alcune derivazioni e utilizzati i bacini di ricircolo. Il 24 agosto si è verificata infine una rottura nel tratto terminale del Canal Bianco.

Nel frattempo è cambiato anche l’assetto delle colture, con l’aumento delle superfici dedicate a cereali, mais, soia, erba medica, foraggio, barbabietola e ortaggi, in particolare pomodoro. Sono invece diminuite le colture arboree, soprattutto pero e melo.

Per il direttore generale Mauro Monti, la risposta del Consorzio dipende dalla capacità di adattare la gestione alle condizioni di ogni stagione. Paolo Cirelli, componente del comitato esecutivo, ha invece sottolineato la necessità di investire in opere, bacini e riserve d’acqua. Il messaggio dell’ente guarda quindi oltre l’annata in corso: la programmazione dovrà essere rafforzata quando la risorsa è disponibile, così da aumentare la resilienza del territorio davanti a siccità ed eventi estremi.