Il Ferrara Summer Festival dovrebbe svolgersi anche nel 2027 in piazza Ariostea. La conferma della sede, secondo quanto riportato nell’intervento di Romeo Farinella, professore ordinario di Progettazione urbanistica, arriverebbe dopo il lavoro di un gruppo incaricato dal Comune di valutare possibili alternative. La decisione viene contestata non tanto per l’esito in sé, quanto per il percorso seguito e per la mancanza di informazioni pubbliche.
Il gruppo di lavoro era stato istituito dal sindaco dopo le proteste dei residenti e i ricorsi presentati nel contenzioso sulla manifestazione. Durante quella fase, osserva Farinella, era stata alimentata tra gli abitanti l’aspettativa di un trasferimento del Festival. A oggi, però, non risulterebbero resi noti la composizione del gruppo, le competenze coinvolte, i verbali delle riunioni, i criteri adottati o eventuali schede comparative tra le diverse sedi.
Il confronto sulle alternative
Nel suo intervento non viene sostenuto che il Parco Urbano, lo stadio, l’aeroporto, la Fiera o l’ippodromo siano necessariamente soluzioni migliori. La richiesta è piuttosto quella di conoscere i dati sulla base dei quali sarebbero state escluse. Definire piazza Ariostea la sede migliore, si sottolinea, non sarebbe sufficiente dopo un conflitto con i residenti e l’intervento della giustizia amministrativa.
Le motivazioni attribuite alla valutazione delle alternative, inoltre, sembrerebbero applicare criteri differenti. Lo stadio sarebbe stato considerato problematico per la vicinanza delle abitazioni e per il traffico, ma anche piazza Ariostea si trova in un’area residenziale e presenta questioni legate ad accessibilità, viabilità, parcheggi e impatto acustico. A questi aspetti si aggiungerebbe la collocazione in una parte storica e monumentale della città.
Quanto all’aeroporto, i costi necessari per interventi e infrastrutture potrebbero essere superiori, ma nel confronto, secondo l’autore, dovrebbero rientrare anche le spese legate all’utilizzo della piazza: montaggio e smontaggio, sicurezza, modifiche alla circolazione, pulizia ed eventuale ripristino. Andrebbero inoltre valutati i costi sociali derivanti dal rumore, dalle difficoltà di accesso alle abitazioni e dalla sottrazione prolungata di uno spazio pubblico.
Trasparenza e grandi eventi
Anche il Parco Urbano presenterebbe criticità ambientali e problemi di compatibilità con manifestazioni di forte impatto. Per questo, la richiesta non è di trasferire automaticamente il Festival in quella sede, ma di sottoporre tutte le ipotesi a una valutazione omogenea. Tra i parametri indicati figurano capienza, sicurezza, trasporto pubblico, parcheggi e costi complessivi, oltre a impatto acustico, effetti ambientali, compatibilità urbanistica, tutela del patrimonio e ricadute sui residenti.
Farinella chiede inoltre che il Comune renda pubblica la comparazione, la porti in Consiglio comunale e apra un confronto con le associazioni cittadine prima della decisione definitiva. La questione, sostiene, non riguarda soltanto Ferrara, ma il rapporto tra le città e i grandi eventi, soprattutto quando concerti capaci di richiamare decine di migliaia di persone vengono organizzati in luoghi storici, ambientali e socialmente sensibili.
La posizione espressa non viene presentata come un’opposizione alla musica, al turismo o alla vitalità urbana. Il punto, secondo l’autore, è stabilire che ogni manifestazione debba essere proporzionata alla capacità del luogo che la ospita, attraverso spazi, infrastrutture e distanze adeguati. In assenza di criteri chiari e soglie condivise, il rischio indicato è che i costi ambientali e sociali ricadano sui residenti e sulla collettività, mentre i conflitti e i ricorsi finiscano per sostituire le decisioni politiche.