Voci collettive

Il Pride di Ferrara unisce diritti queer, Palestina e giustizia sociale

Partenza da piazza Ariostea, arrivo al Montagnone: governo, disuguaglianze, guerra; denunciato definanziamento della formazione.

Il Pride di Ferrara unisce diritti queer, Palestina e giustizia sociale

Il Pride di Ferrara ha portato in piazza una mobilitazione dedicata ai diritti della comunità LGBTQIA+, collegandoli alle disuguaglianze sociali, alla situazione in Palestina e alle altre forme di oppressione. Il corteo, partito da piazza Ariostea e arrivato al parco del Montagnone, ha concluso un mese di workshop e incontri rivolti alla comunità queer e trans di Ferrara e provincia.

Alla manifestazione hanno partecipato anche rappresentanti di altre realtà, tra cui Open Up, organizzatrice del Comacchio Pride, e il Milano Pride. Al centro degli interventi ci sono state le critiche alla strumentalizzazione dei diritti LGBTQIA+ da parte delle aziende e della politica. Gli attivisti hanno ribadito che la comunità queer non deve essere utilizzata come elemento di immagine o di consenso e che la lotta transfemminista non può essere confinata alle giornate dedicate al Pride.

Le critiche alle istituzioni

Dal palco sono arrivate parole dure contro il governo, accusato di alimentare paura e divisioni attraverso il tema delle persone trans. Il messaggio rivolto alla politica è stato riassunto nella rivendicazione del diritto ad amare, a vivere la propria identità e a essere rispettati. Le organizzatrici hanno sostenuto che il cambiamento sociale è già iniziato e che nessuno può fermarlo.

La manifestazione ha inoltre legato le rivendicazioni transfemministe alle lotte internazionali contro la guerra e l’oppressione, dedicando ampio spazio alla Palestina. Le attiviste hanno spiegato di voler scendere in piazza anche per chi non può o non vuole essere presente, considerandola una presa di posizione contro le ingiustizie che attraversano il mondo. Riccardo, esponente di Link Bologna, ha definito l’intersezionalità una pratica politica e ha chiesto l’interruzione degli accordi degli atenei di Bologna e Ferrara con aziende belliche e istituzioni accademiche israeliane ritenute complici delle violenze contro i palestinesi.

Scuola, università e condizioni materiali

Tra i temi affrontati anche la scuola e l’università, contestate per i definanziamenti e per un modello basato, secondo le manifestanti, sulla competizione individuale. Gli interventi hanno chiesto di mettere al centro della formazione la cura collettiva, il benessere psicologico ed emotivo della popolazione studentesca e il rispetto delle vite di ciascuno, in alternativa a una visione fondata esclusivamente sul merito e sulla competizione.

Il corteo ha richiamato anche le proteste nel Sud Italia contro il carovita e il caro carburante, accusando il governo di non dare loro sufficiente spazio nel dibattito pubblico e di concentrarsi su altri temi, tra cui la salute del Papa e il caso Garlasco. Il filo conduttore della giornata è stato il rifiuto di separare i diritti civili dalle condizioni materiali di vita.

Per le organizzatrici, la mobilitazione non si esaurisce con la giornata del Pride, ma prosegue nella costruzione di una comunità capace di sostenersi e nell’attività politica. La promessa finale è stata quella di continuare a scendere in piazza, far sentire la propria voce e costruire un futuro in cui nessuno debba chiedere il permesso per essere se stesso.