Dopo le dichiarazioni pubblicate sui social da Alan Fabbri, contrario alla scelta della Regione Emilia-Romagna di eliminare il criterio della residenza storica dai punteggi per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, è arrivata la replica del Partito democratico. A intervenire è stato Paolo Calvano, capogruppo dem in Assemblea legislativa regionale.
Il richiamo alle sentenze
Secondo Calvano, la Regione non avrebbe introdotto una misura discrezionale, ma si sarebbe adeguata alle numerose pronunce della Corte costituzionale. Il principio richiamato dal consigliere è che la residenza maturata nel tempo non può prevalere sul bisogno economico nell’accesso alle case popolari. La modifica, sostiene il Pd, non sarebbe quindi finalizzata a favorire determinati gruppi, ma al rispetto delle regole costituzionali.
Nel suo intervento Calvano cita anche il caso di Forlì, amministrata dal centrodestra, tra i primi Comuni ad adeguarsi alle indicazioni giurisprudenziali. Ignorare le sentenze, afferma, esporrebbe le graduatorie a ricorsi da parte dei cittadini e dei sindacati degli inquilini, con il rischio di allungare i tempi delle assegnazioni e penalizzare proprio le persone in attesa di un alloggio.
I requisiti per presentare domanda
Il capogruppo regionale del Pd precisa inoltre che la delibera non cancella il requisito dei tre anni di residenza né quello del permesso di soggiorno biennale necessari per presentare la domanda. La soglia, dunque, resterebbe in vigore. Per valorizzare chi da più tempo vive sul territorio, aggiunge Calvano, sarebbe possibile utilizzare il criterio della permanenza in graduatoria, considerato uno strumento concreto e premiante.
La contrapposizione politica riguarda quindi il peso da attribuire alla residenza storica nei punteggi, non l’accesso iniziale alla procedura. Il Pd sostiene che il diritto all’abitare debba essere collegato soprattutto alla condizione di bisogno e alla situazione delle famiglie in difficoltà. Calvano accusa infine Fabbri di alimentare timori infondati e rivendica una linea regionale orientata alla tutela delle persone più fragili, nel rispetto della Costituzione.