Il ruolo delle donne nel settore agricolo è stato al centro dell’informativa della Commissione consiliare Pari Opportunità di Ferrara, riunita giovedì 22 ottobre. L’incontro ha affrontato la condizione delle cosiddette donne rurali, tra il contributo storico alla coltivazione della terra, la gestione delle imprese e le difficoltà ancora presenti sul piano sociale ed economico.
Il tema è stato collegato alla proclamazione del 2026 come Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici da parte delle Nazioni Unite e della Fao. Jennifer Felloni, vicepresidente della Confederazione Agricoltori Italiani, ha sottolineato l’evoluzione delle imprenditrici agricole, oggi sempre più coinvolte nelle scelte aziendali, nell’innovazione e nella tutela del territorio. Se in passato la presenza femminile era particolarmente evidente nelle fattorie didattiche e negli agriturismi, oggi le donne guidano anche aziende agricole tradizionali, in un comparto che resta però a prevalenza maschile.
Una presenza radicata nella storia
La professoressa Maria Gabriella Marchetti, componente dell’Osservatorio Politiche di Genere del Dipartimento Pari Opportunità, ha ricordato come il lavoro femminile sia stato decisivo fin dalle origini dell’agricoltura. Dalle prime forme di agricoltura stanziale nel Neolitico alle attività svolte nelle campagne dell’età moderna, le donne hanno sostenuto le fasi centrali della produzione senza ottenere per lungo tempo un riconoscimento sociale. Un passaggio importante arrivò con le mondine, che dopo l’Unità d’Italia conquistarono un reddito diretto e rappresentarono una delle prime esperienze di coscienza di classe.
Oggi la figura dell’imprenditrice agricola è riconosciuta dalla Legge di Orientamento del 2001, ma secondo Marchetti restano ostacoli legati al divario nell’accesso alla terra, alle competenze digitali e ai servizi. Felloni ha evidenziato inoltre il peso delle responsabilità familiari e sociali, che ricadono soprattutto sulle donne e comprendono la cura dei figli e degli anziani. Nelle aree interne, compreso il Ferrarese, una rete più capillare di asili nido e servizi assistenziali di prossimità potrebbe consentire di conciliare il lavoro agricolo con la cura dei familiari.
Lavoro, inclusione e innovazione
All’incontro è stato affrontato anche il rapporto tra agricoltura, autodeterminazione e immigrazione. Secondo gli elenchi anagrafici Inps del 2025, la manodopera straniera rappresenta il 44,2% del totale, mentre le donne costituiscono il 17,9%. Il consigliere Enrico Segala ha richiamato il ruolo del lavoro stagionale per molte donne arrivate in Italia, spesso alla ricerca di una prima possibilità di autonomia.
Monia Dalla Libera, presidente di Agrimercato Ferrara Coldiretti, ha descritto l’agricoltura anche come identità e responsabilità, sottolineando la funzione del mercato contadino nel rafforzare il rapporto tra produttori, consumatori e territorio. Stefania Grossi, vicepresidente di Confagricoltura, ha invece citato il contributo delle scienziate alle tecniche di evoluzione assistita, utilizzate per migliorare la resistenza delle piante ai cambiamenti climatici e ai parassiti.
L’assessora alle Pari Opportunità Angela Travagli ha infine ricordato che il 30% delle aziende agricole è gestito da donne. Un dato che testimonia la crescita della presenza femminile, ma che si inserisce in una fase difficile per il comparto, segnata, come evidenziato durante la seduta, dalla crisi energetica, dal fermo dei trasporti e dall’aumento del costo dei carburanti.