La Regione Emilia-Romagna ha approvato in commissione Territorio e Ambiente una delibera per adeguare le regole di accesso all’edilizia residenziale pubblica agli orientamenti della magistratura. Il provvedimento riguarda due aspetti: il requisito dell’attività lavorativa per i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e la possibilità di attribuire punteggi aggiuntivi in base agli anni di residenza.
Per l’accesso agli alloggi Erp non potrà più essere richiesto ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti il possesso di un contratto di lavoro. Sulla cosiddetta residenzialità storica, invece, la Regione elimina le disposizioni che disciplinavano l’intervento regionale e rimette ai singoli Comuni la decisione sull’eventuale valorizzazione dell’anzianità di residenza. Le amministrazioni dovranno però assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Il caso di Ferrara
La decisione incide direttamente sulla politica abitativa della giunta guidata da Alan Fabbri, che insieme all’assessora alle Politiche abitative Cristina Coletti aveva indicato la residenzialità storica come uno dei pilastri del regolamento comunale. Il criterio era stato presentato come uno strumento per riconoscere una priorità a chi viveva da più tempo in città. Nel gennaio 2021, dopo la prima graduatoria elaborata con le nuove regole, il sindaco aveva evidenziato che le prime 157 posizioni erano occupate da famiglie italiane, definendo il cambiamento una misura di equità sociale.
Il regolamento ferrarese era stato contestato in sede giudiziaria da due persone escluse dalla graduatoria e dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Nel 2021 il giudice aveva ordinato al Comune di riformulare i criteri di assegnazione, ritenendoli discriminatori. Nel gennaio 2022 la Corte d’appello di Bologna aveva respinto la richiesta dell’amministrazione di sospendere l’esecuzione dell’ordinanza.
Il quadro giuridico
La questione è tornata al centro del dibattito dopo la sentenza della Corte costituzionale dell’8 gennaio 2026, che ha dichiarato illegittima una norma della Toscana fondata sulla durata della residenza e dell’attività lavorativa continuativa. La pronuncia ha spinto l’Emilia-Romagna ad adeguare la propria disciplina. Coletti aveva definito la cancellazione del criterio un ritornello ideologico e aveva chiesto alla Regione un chiarimento per evitare che i Comuni fossero esposti a nuovi contenziosi.
L’assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia ha spiegato che la delibera serve a recepire gli orientamenti giurisprudenziali. Non viene introdotto un divieto generalizzato per i Comuni, ma viene chiarito che l’eventuale attribuzione di punteggi legati alla residenza ricade sulla loro esclusiva responsabilità. Paglia ha inoltre indicato come alternativa la permanenza in graduatoria, cioè il tempo trascorso in attesa di un alloggio, considerato un elemento più direttamente collegato alla durata del bisogno abitativo.
La Corte costituzionale ha distinto infatti tra l’anzianità anagrafica sul territorio e il periodo trascorso in graduatoria. Premiare automaticamente chi risiede da più anni nello stesso Comune può creare disparità tra persone che si trovano in condizioni analoghe di fragilità economica e sociale; il tempo di attesa, invece, misura una situazione concreta legata alla domanda di alloggio.
A Ferrara, i dati sulle assegnazioni non confermano una riduzione della quota destinata a cittadini stranieri rispetto al precedente mandato amministrativo. Secondo le rilevazioni pubblicate da Estense.com, nel 2025 il 58% degli alloggi è stato assegnato a cittadini italiani e il 42% a cittadini stranieri. Nel 2023 le percentuali erano rispettivamente del 57% e del 43%, mentre nel 2019 la quota di assegnazioni a stranieri era del 32%. I numeri, da soli, non consentono di valutare l’efficacia di un singolo criterio.
In commissione regionale il centrodestra ha criticato la scelta. Priamo Bocchi, di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che la presenza di stranieri negli alloggi pubblici sia eccessiva e che la situazione avrebbe potuto essere affrontata con la residenzialità storica. Tommaso Fiazza, della Lega, ha accusato la Regione di lasciare soli i Comuni. Il Pd ha difeso l’adeguamento alla pronuncia costituzionale: Paolo Calvano ha ricordato che anche Forlì, amministrata dal centrodestra, ha modificato il proprio regolamento.
Per Ferrara la partita non è dunque chiusa sul piano regolamentare, ma il quadro giuridico impone limiti più stringenti alla strategia sostenuta dalla giunta Fabbri. La scelta di valorizzare gli anni di residenza resta possibile, ma non può essere considerata automaticamente legittima né garantire una priorità fondata soltanto sulla permanenza anagrafica in città. Ogni decisione dovrà confrontarsi con i principi di uguaglianza e non discriminazione.