Stefano Bonaccini, europarlamentare e presidente del Partito Democratico, è intervenuto a Ferrara in un confronto con il direttore di Estense.com Marco Zavagli. Al centro dell’intervista, ospitata durante la Festa, ci sono stati il futuro del centrosinistra, l’avanzata delle destre in Europa, la sicurezza, le guerre in corso e la necessità di costruire una coalizione unita in vista delle prossime elezioni.
Il rapporto con i ceti popolari
Bonaccini ha invitato il Partito Democratico a riflettere sul voto degli elettori che hanno avuto meno opportunità. Secondo l’ex presidente dell’Emilia-Romagna, in molte aree dell’Occidente una parte rilevante dei ceti popolari ha scelto forze di destra. Per questo, ha osservato, la sinistra deve tornare a rappresentare con maggiore efficacia chi vive condizioni di difficoltà, affrontando i problemi concreti della società.
Tra questi temi, l’ex presidente regionale ha indicato la sicurezza. Una comunità sicura, ha sostenuto, è anche una comunità libera, e il centrosinistra non può lasciare l’argomento alla destra. Bonaccini ha criticato l’operato del governo Meloni, sostenendo che i ripetuti decreti sulla sicurezza non abbiano prodotto una visione di lungo periodo. Alla repressione, ha aggiunto, devono essere affiancate prevenzione, integrazione e controllo del territorio.
Nel passaggio sull’immigrazione, Bonaccini ha contestato la gestione dei centri per migranti in Albania, sostenendo che gli agenti impiegati nelle strutture potrebbero essere utilizzati in Italia. Ha inoltre richiamato il tema della cosiddetta remigrazione, contrapponendolo alla necessità di offrire ai giovani italiani opportunità di lavoro e prospettive. Secondo il presidente del Pd, il Paese deve affrontare anche la perdita di migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno partono per cercare migliori condizioni.
Guerre, Europa e alleanze
Il confronto si è poi spostato sulla situazione internazionale, dalla guerra in Ucraina al conflitto in Medio Oriente. Bonaccini ha parlato delle conseguenze economiche e sociali delle tensioni geopolitiche, citando il rischio di una nuova recessione in caso di mancata riapertura dello stretto di Hormuz. Sul caro carburanti ha indicato come possibile intervento una maggiore tassazione delle grandi multinazionali petrolifere.
Quanto al ruolo dell’Italia e dell’Unione europea, l’europarlamentare ha chiesto di rafforzare il peso diplomatico del Paese e di superare il diritto di veto dei singoli Stati nelle decisioni comunitarie. A suo giudizio, senza una riforma dei meccanismi decisionali, l’Europa rischia di rimanere un gigante economico ma un soggetto politico debole.
La parte conclusiva dell’intervista è stata dedicata al campo largo e al rapporto con il Movimento 5 Stelle. Bonaccini ha riconosciuto le differenze, in particolare sulla guerra in Ucraina, ma ha ricordato che dal 2019 i pentastellati non hanno più governato insieme alla destra in comuni o regioni. Dopo la sconfitta delle ultime elezioni, attribuita anche alle divisioni del centrosinistra, l’obiettivo indicato è arrivare al prossimo appuntamento elettorale più uniti possibile.
Per Bonaccini, tuttavia, la coalizione non può limitarsi a essere un’alternativa al governo. Deve proporre un progetto riconoscibile su salari, lavoro, ambiente, sanità e sicurezza, evitando promesse irrealizzabili. La sintesi del suo intervento è stata un richiamo alla responsabilità: se il centrosinistra non dovesse presentarsi unito, ha avvertito, qualcuno dovrà spiegare agli elettori le conseguenze della frammentazione.