Il Comune di Ferrara dovrà rispondere entro 30 giorni alla richiesta di accesso agli atti presentata da Sandra Travagli per conto del gruppo informale di cittadini contrario alla realizzazione della centrale di biometano a Villanova di Denore. La decisione è stata assunta dal Difensore civico dell’Emilia-Romagna, a cui i cittadini si erano rivolti dopo non aver ricevuto riscontro alla richiesta presentata il 6 agosto scorso.
L’istanza riguarda la documentazione relativa al piano di gestione del percolato e delle acque meteoriche. In particolare, i richiedenti hanno domandato gli elaborati tecnici sui sistemi di raccolta, sui canali di scolo, sulle vasche di contenimento e sulle modalità di impermeabilizzazione dei bacini destinati allo stoccaggio delle biomasse.
La richiesta di accesso agli atti
Tra i documenti richiesti figurano anche i piani di monitoraggio e controllo delle acque sotterranee, con l’indicazione della posizione dei piezometri, della frequenza dei campionamenti e degli esiti delle analisi chimico-fisiche di fondo già eseguite. Il gruppo ha inoltre chiesto copia degli atti, dei verbali di ispezione e delle relazioni tecniche redatti da Arpae, Ausl o Comune per verificare la corretta esecuzione delle opere idrauliche e delle misure di protezione ambientale durante il cantiere e la fase di pre-esercizio.
Secondo il Difensore civico, la documentazione rientra nella nozione di informazione ambientale e deve quindi essere resa disponibile alla richiedente, se detenuta dall’amministrazione e salvo i limiti previsti dalla normativa di settore. Nel provvedimento si rileva che il mancato riscontro non appare conforme alle disposizioni richiamate e che non risultano richieste di proroga da parte del Comune.
I documenti trasmessi da Arpae
Una proroga era stata invece chiesta da Arpae, a cui Sandra Travagli aveva inviato un’istanza analoga. Al termine del periodo aggiuntivo, l’Agenzia ha consegnato la documentazione richiesta. Secondo quanto riferito dalla cittadina, tuttavia, gli atti ricevuti non conterrebbero riferimenti al 2026.
Le preoccupazioni degli abitanti riguardano in particolare le quantità di trinciato di mais presenti nell’area. Travagli sostiene che nel 2025 la presenza di grandi accumuli aveva già destato timori, prima ancora del completamento della centrale, e che nel 2026 la quantità conferita sarebbe stata notevolmente superiore, fino a inglobare il precedente ammasso.
Al centro delle contestazioni c’è anche il possibile impatto del percolato, il liquido prodotto dalla biomassa che deve essere correttamente convogliato, stoccato e smaltito per evitare infiltrazioni nei terreni sottostanti. La cittadina chiede quindi se sia stato verificato, nel 2025 e nell’anno in corso, il rispetto delle procedure e se siano stati effettuati i controlli sulle acque sotterranee.
Travagli riferisce di non aver ricevuto una risposta su questi aspetti. A suo giudizio, le informazioni trasmesse sul piano di gestione del percolato e delle acque meteoriche sembrano riferirsi al progetto autorizzato, ma non consentono di valutare in modo oggettivo la situazione effettiva. La richiesta riguarderebbe anche la presenza di biomasse ritenute non autorizzate, stoccate su una platea che la cittadina considera non conforme alle prescrizioni e in assenza di ciclo produttivo.
Restano inoltre, secondo la segnalazione, elementi non chiariti sui piani di monitoraggio delle falde, sulla posizione dei piezometri, sulla periodicità dei campionamenti e sugli esiti delle analisi. Per Travagli, il piano ricevuto non sarebbe riferito alle fasi di cantiere e pre-esercizio, rendendo difficile accertare l’eventuale presenza di criticità nell’area della centrale.