Cinema storico

A Venezia il premio al restauro per La lunga notte del ’43

L’opera prima del regista ferrarese, ambientata nel 1943, è stata scelta tra 19 pellicole presentate in anteprima mondiale.

A Venezia il premio al restauro per La lunga notte del ’43

La lunga notte del ’43, il film d’esordio di Florestano Vancini, ha ottenuto il Premio Venezia Classici per il miglior film restaurato all’83esima Mostra internazionale d’arte cinematografica. Il riconoscimento è stato assegnato al Lido durante la cerimonia conclusiva, sabato 12 settembre.

Il film, uscito nel 1960 e tratto dal racconto Una notte del ’43 di Giorgio Bassani, è tornato alla Mostra nella versione restaurata dalla Fondazione Cineteca di Bologna, in collaborazione con Compass Film. La nuova presentazione è avvenuta nell’anno del centenario della nascita di Vancini e ha riportato l’opera al festival veneziano 66 anni dopo la sua prima partecipazione.

Il riconoscimento della giuria

A scegliere il titolo come miglior restauro è stata la giuria di Venezia Classici, presieduta dal regista e sceneggiatore Daniele Vicari e composta da 24 studenti dei corsi di cinema delle università italiane, indicati dai rispettivi docenti. La pellicola di Vancini era una delle 19 opere presentate in anteprima mondiale nella sezione.

Tra i restauri selezionati figuravano anche lavori di autori come Luis Buñuel, John Cassavetes, Ernst Lubitsch, Roman Polanski, Roberto Rossellini, Ettore Scola e Andrzej Wajda. Il premio inserisce così il film ferrarese in un gruppo di opere considerate rilevanti per la storia del cinema internazionale.

La Ferrara del 1943

La storia è ambientata nella Ferrara del 1943, durante uno dei periodi più drammatici della città. Al centro della vicenda c’è Pino Barilari, interpretato da Enrico Maria Salerno, che dalla finestra della propria abitazione assiste alla violenza fascista che attraversa le strade cittadine.

Nel cast compaiono anche Belinda Lee e Gabriele Ferzetti. Alla sceneggiatura lavorarono, insieme a Vancini, Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini, mentre la fotografia fu curata da Carlo Di Palma. Il film racconta dunque un episodio della storia ferrarese attraverso uno sguardo cinematografico segnato dalla memoria e dalla rappresentazione della violenza politica.

Il ritorno al Lido ha assunto un valore simbolico per Vancini: il lungometraggio con cui il regista, allora trentaquattrenne, si era presentato nel 1960 è tornato davanti al pubblico come un’opera da conservare e restaurare. Nella prima occasione aveva ottenuto il premio per la migliore opera prima; oggi il riconoscimento è arrivato da una giuria formata da giovani studenti di cinema.

La serata conclusiva della Mostra ha assegnato inoltre il Leone d’Oro per il miglior film a Woman Unknown della regista danese May el-Toukhy. Il Leone d’Argento, Gran Premio della Giuria, è andato invece a Possible Love di Lee Chang-dong.