Mauro De Marchi, ex agente di polizia, ha presentato a Ferrara il romanzo autobiografico Comandi. Una vita in divisa, pubblicato nel 2022 da Badiglione Editore. L’incontro si è svolto sabato 17 ottobre al centro sociale ricreativo Il Parco, in via Canapa, alla presenza dell’editore Valentino Praino e di diversi rappresentanti del mondo istituzionale, sindacale e accademico.
All’appuntamento hanno partecipato anche l’ex docente universitario Carlo Magri, Gianluigi Corropoli per la Questura di Ferrara, il segretario provinciale della Silp-Cgil Massimiliano Caputo, il responsabile del centro Il Parco Andrea Fioravanti e Sergio De Marchi, figlio dell’autore, professore di Storia e Filosofia e insegnante di arti marziali presso Zio Kick. Il volume ha ricevuto il patrocinio dei Comuni di Ferrara e Ostiglia, in provincia di Mantova, territorio dal quale proviene l’autore.
Una carriera intrecciata alla storia italiana
Secondo quanto spiegato durante l’incontro, il libro si sviluppa lungo due percorsi paralleli: da una parte la carriera di De Marchi nelle forze dell’ordine, dall’altra la storia dell’Italia dagli anni Settanta fino all’inizio del nuovo millennio. Il racconto personale diventa così anche una testimonianza dei cambiamenti politici, sociali e culturali attraversati dal Paese.
Nel volume trovano spazio gli anni segnati dal terrorismo rosso e nero, il rapimento di Aldo Moro e la strage della stazione di Bologna. De Marchi ha ricordato in particolare l’arrivo sul luogo dell’attentato e la vista delle macerie, descrivendo uno scenario segnato da urla, polvere e distruzione, simile a un teatro di guerra. Gli episodi legati alla cronaca nazionale convivono con i ricordi della vita quotidiana in caserma, delle amicizie nate tra giovani poliziotti, dei soprannomi e delle serate trascorse insieme.
Dall’incidente alla formazione
La vicenda biografica raccontata nel romanzo comprende anche gli imprevisti che hanno segnato il percorso professionale dell’ex agente. A 25 anni De Marchi fu coinvolto in un incidente stradale che gli provocò la paralisi di una mano. L’esperienza lo avvicinò alle iniziative sindacali a sostegno dei colleghi feriti, alle quali partecipò offrendo anche supporto morale.
Nel tentativo di ampliare la propria preparazione, De Marchi si iscrisse al corso di Psicologia dell’Università dell’Aquila. Il rapporto con l’ambiente accademico proseguì anche dopo la laurea e, durante il periodo trascorso nel capoluogo estense, l’incontro con il professor Magri lo avvicinò alla docenza a contratto nell’ateneo locale. Nei primi anni Novanta, quando iniziarono a emergere con maggiore evidenza le aggressioni ai danni del personale sanitario, tenne lezioni facoltative dedicate alla preparazione di operatori capaci di affrontare situazioni critiche.
Un altro elemento centrale della sua esperienza sono le arti marziali, passione condivisa con il figlio Sergio e alla base della nascita dell’associazione sportiva dilettantistica Zio Kick. Attraverso il libro, De Marchi propone quindi un ritratto della persona che si trovava dietro la divisa: un uomo alle prese con responsabilità, paure, difficoltà professionali e scelte maturate nel corso di una vita dedicata al servizio del Paese.