È iniziato davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Ferrara il procedimento a carico di Matteo Nocera, ex infermiere di 44 anni accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, 83 anni. L’anziano è morto nel settembre 2024 mentre si trovava ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta.
La prima udienza, presieduta da Piera Tassoni, si è aperta senza questioni preliminari sollevate dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli. La Corte ha ammesso complessivamente una trentina di testimoni. Con un’ordinanza, la presidente ha inoltre vietato l’ingresso in aula alle telecamere della trasmissione Mediaset Le Iene, nonostante l’assenso alla ripresa espresso dai difensori dell’imputato.
L’accusa per la morte del paziente
Nocera, attualmente detenuto e presente in aula sotto la scorta della Polizia Penitenziaria, è accusato di avere somministrato a Rivola l’Esmeron, un miorilassante utilizzato generalmente in medicina d’urgenza per facilitare l’intubazione durante interventi in anestesia generale. Il farmaco richiede il supporto della respirazione artificiale e, secondo la contestazione, può risultare letale se il paziente non riceve tale assistenza. La Procura sostiene che la somministrazione sia avvenuta senza una finalità terapeutica.
All’ex infermiere vengono contestati anche i maltrattamenti pluriaggravati nei confronti di otto pazienti, ricoverati nella stessa struttura tra settembre e ottobre 2024. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe somministrato abitualmente benzodiazepine e altri sedativi, tra cui Midazolam, Haldol e Naloxone, quest’ultimo scaduto, senza una formale prescrizione dei medici di turno.
Le altre contestazioni
Il procedimento comprende inoltre le accuse di esercizio abusivo della professione medica, falso in atto pubblico, truffa aggravata ed esercizio abusivo della professione infermieristica. Al centro di quest’ultima contestazione ci sarebbe un titolo di studio conseguito in Romania che, secondo la Procura, sarebbe stato ottenuto indebitamente per consentire all’uomo di lavorare per l’Ausl senza possedere i requisiti necessari.
Per l’accusa, Nocera avrebbe anche riportato nelle cartelle cliniche circostanze non veritiere o omesso informazioni relative ai trattamenti eseguiti. In un caso, un sedativo sarebbe stato somministrato senza annotare subito la reale causa dello stato di assopimento del paziente; la prescrizione sarebbe stata inserita soltanto in un momento successivo.
Tra gli episodi contestati figura anche quello del 22 settembre 2024, quando l’infermiere avrebbe utilizzato un bisturi per praticare un’incisione nelle parti intime di un paziente senza anestesia. L’uomo avrebbe riportato lesioni gravi, dolore e conseguenze tali da richiedere un ulteriore intervento chirurgico, seguito da una convalescenza di quaranta giorni. La Procura contesta inoltre presunte umiliazioni verbali.
È infine contestata l’interruzione di pubblico servizio, accusa condivisa con una dottoressa del reparto, indagata anche per falso in atto pubblico. Secondo l’ipotesi della Procura, la professionista avrebbe fatto da schermo all’infermiere, compilando alcune cartelle in modo non veritiero e chiedendogli durante il servizio di lasciare l’ospedale per assistere la madre anziana nella sua abitazione. La posizione della dottoressa è stata stralciata e inserita in un procedimento connesso.
In aula era presente anche Daniela Poggiali, ex infermiera dell’ospedale di Lugo assolta in via definitiva nel 2023 dopo una lunga vicenda giudiziaria. Il suo nome è emerso per i collegamenti professionali tra i due procedimenti: l’avvocato Valgimigli aveva difeso Poggiali e assiste ora Nocera, mentre il medico-legale Rafi El Mazloum è consulente della difesa in entrambi i casi. Il procedimento è stato rinviato al 8 ottobre.