Democrazia sottratta

A Ferrara il confronto su riarmo europeo e mobilitazioni giovanili

Esperti e attivisti hanno discusso di spesa militare, trasparenza e iniziative studentesche contro la corsa agli armamenti.

A Ferrara il confronto su riarmo europeo e mobilitazioni giovanili

Il riarmo dell’Europa e le mobilitazioni dei giovani sono stati al centro di un incontro organizzato a Ferrara da Rete Pace Ferrara. Al confronto hanno partecipato la giornalista freelance Linda Maggiori e Marco Bersani, coordinatore nazionale di Attac Italia, realtà promotrice della campagna Stop Rearming Europe. L’incontro è stato coordinato da Corrado Oddi e si è svolto mentre in diverse città europee gli studenti manifestavano contro la corsa agli armamenti e a favore della demilitarizzazione.

La spesa militare e le priorità dell’Europa

Secondo Bersani, il riarmo rappresenterebbe una risposta politica ed economica alle crisi sociali e ambientali senza affrontarne le cause. Nel suo intervento ha parlato di impoverimento, crisi ecologica e difficoltà economiche, sostenendo che la prevalenza della finanza sui bisogni concreti dei cittadini finisca per incidere anche sulla qualità della democrazia.

Al centro dell’analisi sono stati soprattutto i numeri del piano ReArm Europe. Secondo quanto riferito durante l’incontro, il programma dovrebbe mobilitare 800 miliardi di euro entro il 2030 per la spesa militare. A confronto, il bilancio settennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034 prevederebbe 131 miliardi di euro, una cifra indicata come circa cinque volte superiore alla spesa attuale. Per l’Italia, Bersani ha stimato un incremento medio di 2,4 miliardi di euro all’anno.

Il coordinatore di Attac ha inoltre richiamato gli impegni assunti dal governo italiano in sede Nato, con l’obiettivo di portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035. La quota sarebbe articolata in un 1,5% destinato alle infrastrutture e in un 3,5% agli armamenti. Partendo dall’attuale 2%, l’aumento complessivo è stato quantificato in circa 400 miliardi di euro nell’arco di un decennio. Bersani ha collegato questo scenario alle difficoltà dei cittadini nell’accesso ai servizi, citando in particolare i tempi per ottenere una visita medica.

Trasparenza sul trasporto delle armi

Un secondo intervento ha riguardato il diritto di accesso alle informazioni sui trasporti di armamenti. Maggiori ha raccontato la vertenza avviata dopo una richiesta di accesso generalizzato presentata prima all’autorità portuale di Ravenna e poi all’Agenzia delle Dogane. La domanda riguardava i dati sul trasferimento di armi dal porto ravennate verso Israele, ma inizialmente era stata respinta per ragioni legate alla sicurezza nazionale.

Il Consiglio di Stato, il 16 ottobre, ha riconosciuto la possibilità di accedere al dato aggregato sui trasporti di armi, escludendo però le informazioni relative al Paese destinatario. Per Maggiori, la decisione rappresenta un passaggio a favore del diritto all’informazione. La giornalista ha inoltre richiamato il tema dei cosiddetti beni dual use, tra cui il nitrato d’ammonio, indicato come possibile precursore di esplosivi.

Nel corso dell’incontro è stato citato anche il ruolo dell’azienda Yara di Ferrara, che produce nitrato d’ammonio. Maggiori ha sostenuto che l’export di questo prodotto sarebbe aumentato dal 2023 ai primi mesi del 2025, con Israele indicato come principale destinazione, collegando il dato al suo impiego nella guerra a Gaza. La ricostruzione è stata presentata nel quadro della richiesta di maggiore trasparenza sui flussi commerciali e sui materiali destinati a contesti bellici.

La giornalista ha infine riferito di essere stata allontanata, insieme ad altri due colleghi accreditati, da un convegno sull’aerospazio e la difesa organizzato da Unindustria Reggio Emilia e Leonardo. La conclusione dell’incontro di Ferrara ha rilanciato il ruolo delle mobilitazioni studentesche e degli scioperi annunciati per il 20 novembre, affiancati in Italia da uno sciopero generale della Cgil, e per il 30 ottobre, promosso dall’Usb. Per i relatori, la contestazione al riarmo passa dalla partecipazione dei cittadini, dal lavoro e dalla richiesta di rendere verificabili le scelte sulla spesa militare.