Casa sociale

Emilia-Romagna, 200 milioni per recuperare e creare alloggi pubblici

L’Assemblea regionale approva due norme: cambiano i criteri per le graduatorie e arrivano fondi per il patrimonio abitativo

Emilia-Romagna, 200 milioni per recuperare e creare alloggi pubblici

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato due provvedimenti dedicati all’emergenza abitativa e all’edilizia residenziale pubblica e sociale. Le norme intervengono sia sul finanziamento di un piano straordinario per il recupero e l’incremento degli alloggi, sia sui criteri di accesso alle graduatorie delle case popolari.

Il primo provvedimento autorizza la Regione a ricorrere all’indebitamento per mettere a disposizione 200 milioni di euro. Le risorse saranno distribuite in due tranche: 50 milioni nel 2027 e 150 milioni nel 2028. I fondi serviranno a finanziare interventi della Regione e dei Comuni per riqualificare gli alloggi esistenti, recuperare quelli inutilizzati e realizzare nuove abitazioni di edilizia residenziale pubblica e sociale.

Le risorse per il patrimonio abitativo

Secondo Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico, il provvedimento arriva in una fase segnata da salari fermi e affitti in aumento, con un numero crescente di famiglie in difficoltà nel trovare una sistemazione. Calvano ha accusato le forze di destra di avere fatto ostruzionismo durante l’esame dei testi in Aula, sostenendo che l’emergenza abitativa richieda interventi concreti e un aumento dell’offerta di alloggi.

Il piano punta quindi a rafforzare il patrimonio pubblico attraverso il recupero degli appartamenti non utilizzati, la riqualificazione degli edifici e la costruzione di nuove unità abitative. Per il capogruppo dem, ogni alloggio restituito alla disponibilità o realizzato ex novo può rappresentare una risposta per le famiglie che non riescono a sostenere i costi del mercato privato. Nel suo intervento, Calvano ha inoltre contrapposto l’investimento regionale alla riduzione delle risorse attribuita al Governo.

I criteri per le graduatorie

La seconda legge adegua le modalità di accesso alle case popolari alle pronunce della Corte costituzionale. In particolare, la residenza storica non potrà prevalere sul bisogno economico nella formazione delle graduatorie. Restano necessari tre anni di residenza oppure, per chi non è cittadino dell’Unione europea, un permesso di soggiorno biennale per poter presentare la domanda.

La disciplina continua comunque a valorizzare il tempo trascorso in graduatoria e, di conseguenza, la permanenza sul territorio. Calvano ha citato anche il caso di Comuni amministrati dal centrodestra, tra cui Forlì, che si sono adeguati alle sentenze. Secondo il consigliere, il mancato rispetto delle pronunce della Consulta avrebbe potuto esporre le graduatorie a ricorsi, allungare i tempi delle procedure e penalizzare le persone in attesa di un alloggio.