L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato all’alba la delibera della Giunta che modifica i criteri per l’accesso e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il provvedimento elimina la cosiddetta residenzialità storica come criterio premiale nelle graduatorie e interviene sui requisiti richiesti ai cittadini extraeuropei.
Per chi soggiorna regolarmente in Italia sarà sufficiente possedere un permesso di soggiorno di almeno due anni. Non sarà più necessario presentare un contratto di lavoro, requisito considerato discriminatorio dalla magistratura perché in contrasto con la direttiva europea sul permesso unico, che garantisce la parità di trattamento anche ai lavoratori rimasti involontariamente disoccupati.
Il confronto in Assemblea
Il dibattito si è protratto per tutta la notte, dall’una fino alle prime ore del mattino, dopo la presentazione di 94 emendamenti e sette ordini del giorno da parte di Fratelli d’Italia. Le proposte sono state respinte dalla maggioranza. Pd, Alleanza Verdi e Sinistra e Civici hanno votato a favore della delibera, mentre Fratelli d’Italia, Rete civica e Lega hanno espresso voto contrario.
Il centrosinistra ha rivendicato la necessità di adeguare la disciplina alle sentenze del Tribunale di Bologna e della Corte costituzionale, accusando le destre di aver fatto ostruzionismo. Per Avs e Civici, la Regione si è limitata ad applicare i pronunciamenti giudiziari. Il centrodestra ha invece contestato il provvedimento: la Lega ha sostenuto che i Comuni vengano lasciati soli, mentre Fratelli d’Italia ha criticato la rimozione dei criteri legati alla permanenza sul territorio, al lavoro e alla frequenza scolastica.
Il ruolo dei Comuni
La delibera non impedisce agli enti locali di prevedere punteggi aggiuntivi legati all’anzianità di residenza, ma stabilisce che la scelta e la relativa responsabilità ricadano esclusivamente sui Comuni. Secondo l’assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia, i regolamenti locali potrebbero eventualmente valorizzare il tempo trascorso in graduatoria, senza riproporre il criterio della residenza storica.
Il tema ha alimentato il confronto anche a Ferrara, dove Fratelli d’Italia ha richiamato un ordine del giorno presentato dal Partito democratico per chiedere al sindaco di rimuovere il requisito dal regolamento comunale sugli alloggi Erp. Il Pd ha replicato citando Forlì, amministrata dal centrodestra, tra i primi Comuni ad adeguarsi alle indicazioni regionali.
La Consulta ha chiarito che premiare chi risiede da più tempo in un determinato territorio può creare disparità ingiustificate tra persone che si trovano nella stessa condizione di fragilità economica e sociale. La Regione ha quindi cancellato la norma che interveniva sulla facoltà dei regolamenti comunali di favorire i nuclei familiari con maggiore anzianità di presenza, lasciando agli enti locali ogni eventuale decisione in materia.