Decisione giudiziaria

A Ferrara, 34enne condannata per stalking a una chirurga

Il giudice ha confermato i domiciliari: la vicenda nasce da accuse diffuse online e da messaggi rivolti alla professionista

A Ferrara, 34enne condannata per stalking a una chirurga

Una donna di 34 anni, originaria della Moldavia, è stata condannata a un anno e due mesi di reclusione per stalking ai danni di una chirurga e del marito. La sentenza è stata pronunciata il 20 ottobre dal giudice monocratico Giuseppe Palasciano. Per l’imputata sono stati confermati gli arresti domiciliari.

Le accuse diffuse sui social

Secondo la contestazione, le condotte persecutorie si sarebbero protratte nel tempo attraverso video, pubblicazioni sui social network e messaggi privati. La donna avrebbe accusato la professionista e il coniuge di essere coinvolti in presunti interventi chirurgici illegali, durante i quali le sarebbero stati sottratti ovociti, gameti e altre parti del corpo.

Nella ricostruzione sostenuta dall’imputata, il materiale biologico sarebbe stato utilizzato per far nascere alcuni bambini, tra cui la figlia minore della coppia. La donna riteneva che la bambina fosse la propria figlia biologica e sosteneva di essere stata sottoposta, a sua insaputa, all’asportazione di organi sani mentre si trovava sotto anestesia per un intervento di chirurgia plastica all’ospedale di Borgo Trento, a Verona.

Nei contenuti pubblicati sui propri canali, tra cui Instagram, Facebook e YouTube, la 34enne avrebbe coinvolto anche persone note e i loro familiari. Tra i riferimenti comparivano Belen Rodriguez, il compagno Antonino Spinalbese e la figlia Luna Marì, nata nel 2021. Le accuse, prive di riscontri secondo quanto emerso nel procedimento, erano state rilanciate online e avevano raggiunto una vasta diffusione.

Messaggi e conseguenze per la coppia

Nei primi cinque mesi del 2023, oltre ai video, sarebbero stati inviati messaggi diretti alla chirurga con accuse analoghe e minacce di riprendersi la bambina, che la donna sosteneva esserle stata sottratta illecitamente. I contenuti sarebbero comparsi anche sul profilo professionale della sanitaria, con conseguenze sulla vita privata e sull’attività lavorativa della coppia.

La reiterazione delle molestie e delle minacce avrebbe provocato nella chirurga e nel marito un grave e persistente stato di ansia e paura. Secondo gli atti, i due avrebbero modificato le proprie abitudini quotidiane, avuto problemi di sonno e sentito la necessità di uscire accompagnati, temendo di incontrare la donna e preoccupandosi per l’incolumità della figlia minore e degli altri familiari.

Nel procedimento l’imputata era assistita dall’avvocata Serena De Pellegrin, mentre la coppia si è costituita parte civile con l’avvocato Davide Bertasi. La pubblica accusa era rappresentata dalla pm Barbara Cavallo.

Durante il processo è stata esaminata anche la capacità di intendere e di volere della donna. La pm aveva chiesto il riconoscimento del vizio di mente sulla base della consulenza del dottor Finotti, ma il giudice non ha accolto la richiesta. La condanna riguarda le condotte persecutorie contestate nei confronti della chirurga e del marito.