Il Tribunale di Ferrara ha condannato a un anno di pena l’ingegnere Edoardo Caselli, 67 anni, ex dipendente della Motorizzazione Civile, imputato nel secondo filone della maxi inchiesta sulle presunte mazzette nell’ente di via Canapa. La decisione è stata pronunciata nella mattinata di venerdì 16 ottobre dal giudice Giuseppe Palasciano.
La Procura aveva chiesto una condanna a tre anni. Il giudice ha però riconosciuto le attenuanti generiche, ritenute equivalenti all’aggravante contestata, rideterminando la pena in un anno per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico. Gli altri capi d’accusa contestati a Caselli sono stati dichiarati prescritti.
Le contestazioni sulle pratiche
Nel procedimento erano imputati anche un autotrasportatore italiano di 60 anni e un cittadino ucraino di 41 anni, titolare di una società di trasporti straniera. Anche nei loro confronti i restanti addebiti sono stati dichiarati prescritti. Il filone processuale era nato dalle intercettazioni disposte nei confronti dell’ex ingegnere nell’ambito dell’inchiesta principale, nella quale Caselli è già stato condannato in primo grado a quattro anni e un mese.
Secondo la ricostruzione della Procura, quando era funzionario della Motorizzazione Caselli avrebbe facilitato la nazionalizzazione di veicoli provenienti dall’estero modificando l’archivio informatico dell’ente, così da farli risultare regolari. Gli veniva inoltre contestato di aver consentito alla compagna, dipendente di un’agenzia di autopratiche e già destinataria di un patteggiamento, di accedere a dati contenuti nell’archivio della Motorizzazione.
Stando all’accusa, grazie a questo supporto interno l’agenzia avrebbe preso in carico più di 250 veicoli arrivati dall’estero, facendoli risultare regolarizzati. Le anomalie erano emerse nell’operazione Disconosco, condotta dalla Polizia Stradale di Ferrara durante i controlli sulle procedure di nazionalizzazione nelle agenzie della provincia.
I controlli della Polizia Stradale
Gli investigatori avevano rilevato che le pratiche risultavano concentrate in una sola agenzia, con oltre 250 veicoli immatricolati dall’estero nell’arco di un anno. Gli acquirenti, inoltre, risiedevano in località diverse da quelle normalmente comprese nella competenza territoriale della Motorizzazione interessata.
Un ulteriore elemento era emerso dall’esame dei documenti: la grafia delle firme apposte dagli acquirenti sulle autocertificazioni necessarie per completare le pratiche non coincideva con quella presente sui rispettivi documenti di identità.
La difesa di Caselli, rappresentata dall’avvocato Ciriaco Minichiello, ha annunciato l’intenzione di presentare appello. Il legale sostiene che il reato per il quale è arrivata la condanna sarà prescritto l’8 dicembre, con il deposito della motivazione, e ha definito il risultato favorevole al proprio assistito, ribadendone l’estraneità alle contestazioni.