Ferrara ha celebrato i quarant’anni di Dylan Dog con una serata dedicata al fumetto e all’immaginario horror. L’appuntamento si è svolto nella libreria Ubik di via San Romano, che ha accolto Nicola Mari, uno dei disegnatori più noti legati alla storia dell’indagatore dell’incubo.
Il personaggio creato da Tiziano Sclavi per Sergio Bonelli Editore arrivò nelle edicole italiane il 26 settembre 1986, con l’albo d’esordio intitolato L’alba dei morti viventi. Dylan Dog è raffigurato con la camicia rossa, la giacca nera e le Clarks, elementi diventati riconoscibili per generazioni di lettori. A quarant’anni dalla prima apparizione, la serie continua a occupare uno spazio rilevante nella storia del fumetto italiano.
Il percorso professionale
Nicola Mari ha ricordato il proprio rapporto con la testata, iniziato trentuno anni fa. Il disegnatore aveva mosso i primi passi sulle pagine di Nathan Never, serie ambientata in un contesto fantascientifico, prima di passare all’universo horror di Dylan Dog. Da allora il suo lavoro è rimasto strettamente legato alle atmosfere e ai temi dell’indagatore dell’incubo.
Secondo Mari, la capacità del personaggio di mantenere l’interesse dei lettori dipende dalla sua natura. Attraverso le indagini sull’incubo, Dylan Dog entra in contatto con questioni profonde e permanenti dell’animo umano. Sono temi destinati a rinnovarsi nel tempo, come le storie e i misteri che il protagonista è chiamato ad affrontare.
L’ultimo albo
Durante la serata è stato ricordato anche il più recente lavoro firmato da Mari, Dylan Dog – Giù nel sottomondo. L’albo è sceneggiato da Barbara Baraldi, Rita Porretto e Silvia Mericone e propone una riflessione sul concetto di femminile, inteso non soltanto come riferimento alla donna anatomicamente considerata.
Nel ragionamento espresso dal disegnatore, il femminile rappresenta una dimensione dell’anima condivisa da entrambi i sessi, associata a profondità emotiva, intuizione e creatività. È questa componente, ha spiegato Mari, a guidarlo nel lavoro grafico. In tale prospettiva, Giù nel sottomondo riunisce quattro espressioni del femminile, attraverso il contributo delle persone coinvolte nella realizzazione dell’albo.