Si è chiusa senza un accordo la fase sindacale dell’esame congiunto sulla vertenza Coperion. Nel corso dell’incontro di martedì 1, l’azienda ha confermato la propria posizione: nessun ritiro dei licenziamenti, nessuna proroga dei tempi per individuare soluzioni alternative e nessun mandato formale a un advisor incaricato di valutare la reindustrializzazione del sito.
Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, insieme alle Rappresentanze sindacali aziendali, la società non avrebbe accolto neppure le indicazioni della Regione Emilia-Romagna, che aveva suggerito alcuni nominativi per l’eventuale incarico di consulenza. La mancata apertura di un percorso concreto alimenta i timori sul futuro dello stabilimento e sulle prospettive occupazionali.
Il nodo della cessione del sito
Le organizzazioni dei lavoratori contestano in particolare quella che definiscono la forte ritrosia dell’azienda a cedere l’attività. A loro giudizio, senza un mandato chiaro alla vendita del sito produttivo, la nomina di un advisor rischierebbe di trasformarsi soltanto in un percorso di ricollocamento assistito, senza garantire la continuità industriale.
La vertenza coinvolge 80 famiglie e, secondo i sindacati, si inserisce in un’area già caratterizzata da limitate alternative occupazionali. Le rappresentanze sostengono inoltre che la decisione non sarebbe legata a una crisi economica, ma a strategie industriali riconducibili a fondi d’investimento. Le valutazioni sulla situazione aziendale sono espresse dalle organizzazioni sindacali, che chiedono alla proprietà di considerare le ricadute sociali sul territorio.
Otto ore di astensione
Dopo la conclusione senza intesa del confronto, la procedura si sposta ora in sede amministrativa, al tavolo ministeriale. Nell’assemblea di mercoledì 2, lavoratrici e lavoratori hanno deciso all’unanimità di proclamare otto ore di sciopero per mercoledì 9.
Durante la giornata di astensione è previsto un presidio davanti ai cancelli dell’azienda, in Emilia-Romagna, dalle 9 alle 12. L’iniziativa punta a sollecitare un cambio di posizione da parte della proprietà e ad aprire un percorso che consenta di mantenere l’attività e l’occupazione.
I sindacati chiedono in particolare che, qualora Coperion intendesse lasciare l’Italia, venga garantita al sito la possibilità di proseguire attraverso la cessione della società ad altri soggetti imprenditoriali. La richiesta è di preservare le competenze professionali e il patrimonio produttivo che, secondo le rappresentanze, rendono lo stabilimento sano e competitivo.