Crisi industriale

Coperion, i lavoratori proclamano 40 ore di sciopero

Le organizzazioni chiedono la revoca della procedura e garanzie per il futuro produttivo dello stabilimento.

Coperion, i lavoratori proclamano 40 ore di sciopero

La vertenza Coperion resta senza una soluzione e si allarga la mobilitazione dei dipendenti. Al termine dell’incontro del 18 settembre all’Assessorato regionale alle Politiche del lavoro, le organizzazioni sindacali hanno proclamato un nuovo pacchetto di 40 ore di sciopero, da articolare nei prossimi giorni. La decisione è arrivata dopo il confronto tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, segreterie territoriali e rappresentanze sindacali aziendali.

Il tavolo regionale faceva seguito alla riunione di crisi del 3 agosto e alla rottura del confronto sindacale avvenuta il primo settembre. In quella sede non era stato raggiunto un accordo, dopo che i sindacati avevano giudicato di netta chiusura la posizione dell’azienda rispetto alle richieste avanzate. La principale rivendicazione resta il ritiro della procedura di licenziamento collettivo, insieme alla definizione di un incarico a un consulente per individuare prospettive di continuità occupazionale sul territorio.

Il nodo della reindustrializzazione

Durante l’ultimo incontro, la dirigenza ha prospettato l’ipotesi di affidare a un consulente un mandato per la reindustrializzazione del sito. Per le organizzazioni dei lavoratori si tratta di un’apertura registrata per la prima volta dall’inizio della crisi, ma ancora priva di elementi concreti. Restano da chiarire, secondo i sindacati, il contenuto dell’incarico, i compiti assegnati e le effettive prospettive industriali.

Per questo le sigle hanno chiesto un incontro diretto con il consulente, così da conoscere nel dettaglio il mandato e le possibili soluzioni per lo stabilimento. I rappresentanti dei lavoratori hanno inoltre ribadito che la revoca dei licenziamenti è considerata una condizione indispensabile per garantire la continuità del sito e attivare un ammortizzatore sociale che consenta di gestire la crisi con tempi adeguati.

Su questo punto, però, la società non avrebbe modificato la propria posizione. L’azienda ha manifestato la disponibilità a una sospensione temporanea di 60 giorni, calcolata al termine della fase amministrativa, prima dell’invio delle lettere di licenziamento, ma non al ritiro della procedura. I sindacati ritengono insufficiente la proposta e temono che il rinvio serva soltanto a completare le commesse in consegna, svuotando progressivamente lo stabilimento prima dell’avvio dei licenziamenti.

Nuovo confronto entro una settimana

Di fronte alla distanza tra le parti, l’assessore Paglia ha chiesto alla società di riconsiderare le richieste sindacali e ha annunciato la convocazione di un nuovo tavolo entro una settimana. Le organizzazioni attendono inoltre una convocazione urgente presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al termine della riunione regionale, la delegazione ha riferito l’esito del confronto ai dipendenti riuniti in un presidio davanti ai palazzi della Regione.

L’assemblea ha espresso preoccupazione e rabbia per l’incertezza sul futuro occupazionale. Secondo i sindacati, le aperture sulla reindustrializzazione non sono sufficienti a rassicurare le famiglie dei lavoratori. Da qui la decisione di proseguire lo stato di agitazione e di proclamare le nuove ore di sciopero, in attesa di risposte considerate chiare e definitive.