È stato rinviato a giudizio un 49enne di origine pakistana accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, lesioni personali, minacce e sequestro di persona ai danni di una ventina di lavoratori. Le condotte contestate sarebbero state commesse tra il 2020 e il 2024, principalmente a Portomaggiore e in altre località del Ferrarese. Secondo l’accusa, alcuni episodi sarebbero stati compiuti insieme ad altre due persone, attualmente irreperibili.
L’udienza preliminare si è svolta il 20 ottobre davanti alla giudice Sandra Lepore. La pubblica accusa è sostenuta dalla pm Isabella Cavallari. Il processo è stato fissato per il 13 gennaio 2027 davanti al Collegio, dove dovranno essere esaminate tutte le contestazioni a carico dell’imputato.
Le accuse sul reclutamento
Il 49enne sarebbe stato il referente per imprenditori agricoli e aziende interessate a reperire manodopera a basso costo. In alcuni casi, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe curato anche la riscossione dei salari, trattenendo una parte delle somme. I lavoratori sarebbero stati impiegati per giornate comprese tra le otto e le dieci ore, con compensi ritenuti sproporzionati rispetto all’attività svolta e inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi.
In alcuni casi i pagamenti sarebbero stati effettuati tramite bonifici o ricariche Postepay, con la successiva restituzione in contanti di una parte del denaro all’intermediario. Nella maggioranza delle situazioni, invece, le retribuzioni sarebbero state versate in nero direttamente dal 49enne, che avrebbe trattenuto una quota degli importi corrisposti dalle aziende agricole. Alcuni braccianti avrebbero ricevuto soltanto pochi spiccioli o nulla per diversi giorni di lavoro.
Violenza e condizioni di lavoro
Allo sfruttamento economico si sarebbero aggiunte violazioni delle norme sul lavoro e sulla sicurezza. L’accusa riferisce di mancata concessione di ferie, permessi retribuiti, contributi, indennità per malattia o infortunio, visite mediche e formazione. In diversi casi i lavoratori sarebbero stati impiegati senza contratto regolare, dispositivi di protezione e limiti effettivi all’orario giornaliero.
Secondo gli atti, alcuni braccianti avrebbero abitato in edifici fatiscenti e sovraffollati, con condizioni igieniche precarie e pasti insufficienti. Il lavoro sarebbe proseguito anche nelle giornate più calde dell’estate, sotto la sorveglianza di persone che collaboravano con l’intermediario. Le intimidazioni sarebbero servite a impedire denunce e contestazioni: chi non poteva lavorare sarebbe stato escluso dalle giornate successive, con la conseguente perdita del salario.
Tra gli episodi contestati figura un’aggressione dell’8 dicembre 2023 a Massa Fiscaglia. Un lavoratore sarebbe stato spinto contro un muro, colpito con calci e pugni e frustato sulla schiena con un cavo per la ricarica del cellulare, mentre gli veniva rivolta una minaccia di morte. Le lesioni sarebbero state giudicate guaribili in cinque giorni.
Un secondo episodio risalirebbe al 15 aprile 2024, sempre a Massa Fiscaglia. Un altro lavoratore sarebbe stato colpito all’addome e alla schiena da una persona rimasta ignota, che avrebbe agito su istigazione e mandato del 49enne. La vittima sarebbe stata poi rinchiusa per circa quattro ore in uno sgabuzzino, senza possibilità di uscire.
Infine, all’imputato viene contestato di avere indotto o costretto alcuni lavoratori privi di permesso di soggiorno a utilizzare le generalità di altre persone nei rapporti con i datori di lavoro. Secondo l’accusa, questa condotta avrebbe favorito il collocamento della manodopera nelle aziende agricole e tratto in errore gli stessi datori. Le responsabilità dovranno essere accertate nel corso del dibattimento.