Fisco comunale

Imu, dimezzata la base imponibile per le case del Grattacielo

L’assessore Matteo Fornasini replica a Sara Conforti: lo sgombero non produce l’esenzione, secondo l’ente

Imu, dimezzata la base imponibile per le case del Grattacielo

L’Imu resta dovuta anche per le abitazioni principali del Grattacielo rese temporaneamente inagibili e sgomberate su ordinanza del Comune di Ferrara. L’amministrazione, tuttavia, riconosce la riduzione del 50% della base imponibile prevista dalla normativa per gli immobili dichiarati inagibili o inabitabili.

La posizione è stata espressa dall’assessore al Bilancio e ai Tributi Matteo Fornasini in risposta a un’interrogazione presentata dalla consigliera comunale del Partito democratico Sara Conforti. Secondo l’interpretazione adottata dall’ente, il provvedimento di sgombero disposto dal sindaco non fa venir meno l’imposta prevista per l’abitazione principale, ma consente di applicare il dimezzamento della base imponibile.

La posizione dell’amministrazione

Nella risposta scritta, Fornasini richiama la normativa di riferimento e precisa che, quando sussistono le condizioni di inagibilità o inabitabilità, trova applicazione la riduzione del 50%. Il principio, viene sottolineato, vale anche nel caso in cui l’inagibilità sia accompagnata da un’ordinanza di sgombero adottata dal Comune.

La vicenda riguarda i proprietari degli alloggi delle Torri del Grattacielo di Ferrara, costretti a lasciare le proprie abitazioni a seguito delle ordinanze contingibili e urgenti emanate dall’amministrazione. Conforti aveva evidenziato nell’interrogazione che l’abbandono degli appartamenti non era stato una scelta volontaria dei residenti, ma la conseguenza di un provvedimento pubblico.

Residenza e quesiti ancora aperti

La consigliera aveva inoltre chiesto chiarimenti sul rapporto tra la posizione del Servizio risorse tributarie e quella dei Servizi demografici. Una precedente comunicazione aveva infatti indicato che, trattandosi di un’inagibilità temporanea, i residenti potevano mantenere la residenza anagrafica negli alloggi e conservare i diritti collegati. Da qui il dubbio sul coordinamento tra la permanenza della residenza nell’abitazione principale e l’applicazione dell’Imu prevista per un immobile inagibile.

Su questo aspetto, la risposta dell’assessore non aggiunge indicazioni specifiche oltre al richiamo alla disciplina fiscale. Il documento non affronta neppure le altre domande formulate nell’interrogazione: quanti proprietari abbiano già versato l’imposta nel 2026, quale sia l’ammontare complessivo incassato dal Comune e se siano previste iniziative di rimborso, compensazione o autotutela per chi ha già pagato.

Conforti aveva domandato anche se l’amministrazione avesse richiesto pareri al Ministero dell’Economia, all’Ifel o ad altri organismi competenti e se intendesse promuovere modifiche normative o regolamentari per situazioni analoghe. Questi elementi non compaiono nella risposta trasmessa da Fornasini, che si limita a confermare il criterio applicato dall’ente: riduzione del 50% della base imponibile, senza esenzione dall’imposta.