Sentenza

Assolto a Ferrara il medico accusato per la morte di un paziente Covid

La giudice esclude una scelta cosciente di non intervenire, pur rilevando criticità nel ricovero tardivo

Assolto a Ferrara il medico accusato per la morte di un paziente Covid

Alberto Dallari, medico in pensione, è stato assolto dal Tribunale di Ferrara dall’accusa legata alla morte di Mauro Gallerani, 68 anni, deceduto il 7 ottobre 2021 dopo oltre un mese di ricovero all’ospedale Sant’Anna di Cona per complicazioni provocate dal Covid-19.

La sentenza, pronunciata il 5 maggio dalla giudice Cornacchia, stabilisce che il fatto non sussiste. La Procura aveva chiesto una condanna a quattro mesi, contestando al medico di non essersi attivato tempestivamente per garantire al paziente un’assistenza adeguata e arrivare all’ospedalizzazione.

La valutazione del Tribunale

Secondo la giudice, il punto decisivo è l’assenza di prove sufficienti a dimostrare che Dallari abbia scelto consapevolmente e volontariamente di non intervenire. Il medico aveva preso in carico Gallerani, assumendo quindi un dovere di protezione nei suoi confronti, ma la condotta contestata riguardava soprattutto il ritardo nel ricovero.

Un comportamento eventualmente imprudente o negligente, osserva la sentenza, non dimostra automaticamente la volontà di omettere il soccorso. Nelle motivazioni si sottolinea che dagli elementi raccolti durante il processo non emerge una certezza processuale tale da sostenere l’ipotesi di una scelta deliberata di non prestare assistenza al paziente.

Il 2 settembre 2021 Dallari aveva indicato a Gallerani di contattare il medico di base, il dottor Ravasini, per attivare l’intervento domiciliare dell’Unità speciale di continuità assistenziale, istituita durante l’emergenza Covid. La richiesta del medico di famiglia aveva classificato i sintomi come lievi o moderati. Il giorno successivo, anche il personale del 118 aveva descritto il paziente come vigile, cosciente, orientato, collaborante e in grado di camminare.

Le criticità cliniche

Le motivazioni riportano tuttavia anche le valutazioni del consulente della Procura, Guido Viel. Secondo il tecnico, una saturazione dell’ossigeno del 92 per cento rappresentava generalmente la soglia al di sotto della quale era indicato il ricovero. Dalla documentazione risultava che Gallerani presentava valori inferiori già il 26 agosto, oltre a patologie concomitanti e alla mancata vaccinazione.

Il consulente aveva inoltre evidenziato che l’impiego domiciliare di ivermectina, colchicina e cortisonici per il trattamento del Covid-19 non era sostenuto dalle raccomandazioni e dalle linee guida allora vigenti. A suo giudizio, il ritardo nell’ospedalizzazione poteva avere avuto un ruolo concausale nel decesso, secondo il criterio del più probabile che non.

Non era però possibile affermare, con un livello di probabilità vicino alla certezza, che un intervento tempestivo e privo di errori avrebbe evitato la morte. La giudice ha richiamato anche la norma introdotta durante l’emergenza pandemica, che limita la responsabilità penale dei sanitari per omicidio e lesioni colpose ai casi di colpa grave. Nella valutazione devono essere considerate, inoltre, le conoscenze scientifiche disponibili sul Covid-19 e le risorse concretamente utilizzabili in quel periodo.