Sicurezza balneare

Processo a Lido degli Estensi per la morte di Balzanelli

Il consulente della Procura indica cartelli chiari come misura necessaria ad avvertire i bagnanti.

Processo a Lido degli Estensi per la morte di Balzanelli

Al processo per la morte di Mirko Balzanelli, il turista veronese di 36 anni annegato il 20 agosto 2020 al Lido degli Estensi, è stato ascoltato l’ammiraglio Vittorio Alessandro, consulente della Procura di Ferrara. Al centro della sua testimonianza, la segnalazione del canale di fossa presente nello specchio d’acqua davanti ai Bagni Oro e Italia.

Secondo l’esperto, le caratteristiche di quel tratto di litorale imponevano un’informazione rivolta ai bagnanti nelle forme più semplici e meno equivoche possibile. La segnaletica, ha spiegato, avrebbe dovuto indicare con chiarezza il rischio e i comportamenti da adottare, evitando comunicazioni difficili da interpretare.

La segnalazione del canale di fossa

La ricostruzione della Procura sostiene che Balzanelli sia sprofondato nel canale di fossa dopo essere entrato in acqua. Il 36enne avrebbe iniziato a sbracciarsi prima di scomparire. Le ricerche condotte da Guardia Costiera e Vigili del Fuoco sono proseguite per ore; in serata il corpo è stato restituito dal mare sulla battigia, a circa 150 metri dal punto in cui era stato visto sparire.

In aula Alessandro ha sottolineato che il canale può spostarsi e che, proprio per questo, non è possibile indicarne stabilmente l’esatta posizione. A suo giudizio, le bandiere previste per altri pericoli, come quelle bianca e rossa o quella gialla legata al vento, non erano indicazioni pertinenti per segnalare quel rischio specifico. Sarebbero quindi serviti cartelli dedicati, capaci di spiegare ai presenti cosa fare e cosa evitare.

Il consulente ha inoltre indicato nei concessionari i soggetti tenuti a collocare la segnaletica sulla spiaggia. Ha sostenuto che la necessaria attenzione sarebbe mancata già nella predisposizione delle ordinanze della Capitaneria e della Regione, che avrebbero dovuto fornire indicazioni più precise sul pericolo.

Le contestazioni agli imputati

A processo ci sono un 52enne della provincia di Rovigo e un 40enne della provincia di Milano. Il primo era responsabile organizzativo del servizio di salvamento, mentre il secondo svolgeva le funzioni operative sul posto. Per entrambi l’accusa è di cooperazione colposa in omicidio colposo, in relazione a condotte ritenute negligenti, imprudenti e imperite.

Il sostituto procuratore Andrea Maggioni contesta la violazione delle disposizioni del Piano Collettivo di Salvamento per la stagione 2020, dell’ordinanza balneare regionale numero 1 del 2019 e dell’ordinanza 16 del 2018 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi. Quest’ultima imponeva ai concessionari di comunicare gli incidenti verificatisi, mentre la disciplina regionale prevedeva l’obbligo di segnalare all’autorità marittima gli interventi di soccorso.

Secondo gli inquirenti, i due imputati non avrebbero inoltre sovrinteso alle operazioni di salvataggio, perché non presenti sul luogo dell’annegamento e non reperibili, nonostante gli obblighi previsti. La Procura contesta anche l’omessa adozione di accorgimenti quali boe e cartellonistica specifica per segnalare il canale di fossa. Stando all’accusa, gli interventi sarebbero stati effettuati soltanto due giorni dopo la morte del turista.