Verifiche investigative

Nuovo cognome per rientrare in Italia: arrestato a Mesola

Il 38enne aveva acquisito generalità differenti tramite le nozze; ora rimane detenuto per una condanna precedente.

Nuovo cognome per rientrare in Italia: arrestato a Mesola

Un 38enne è stato arrestato dai carabinieri di Mesola dopo essere rientrato in Italia nonostante un provvedimento di espulsione e il divieto di reingresso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe sfruttato il matrimonio con una connazionale per acquisirne il cognome e procurarsi nuovi documenti identificativi.

La vicenda trae origine da un provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Bologna, che aveva disposto il rimpatrio dell’uomo nel Paese di origine vietandogli di tornare sul territorio italiano. Una volta rientrato in patria, il 38enne avrebbe quindi organizzato il cambio di generalità attraverso il matrimonio, con l’obiettivo di eludere i controlli alle frontiere.

Il rientro attraverso l’aeroporto di Bologna

Con i nuovi documenti, l’uomo sarebbe riuscito a entrare in Italia passando dalla frontiera aerea di Bologna. In un primo momento, la sua precedente espulsione non sarebbe stata rilevata. La reale identità è emersa in seguito a un diverso procedimento giudiziario: lo scorso settembre, infatti, nei suoi confronti era stato emesso dalla Procura di Bologna un ordine di carcerazione per l’espiazione di un cumulo di pene superiore a quattro mesi, relativo a reati commessi nel 2022.

Durante le procedure di identificazione, i militari della stazione di Mesola hanno riscontrato alcune incongruenze nei dati forniti e hanno avviato ulteriori accertamenti. Le indagini hanno consentito di ricostruire i passaggi della vicenda, di risalire alla vera identità del 38enne e di contestare la violazione del divieto di reingresso in Italia disposto dopo l’espulsione.

La convalida dell’arresto

L’arresto è stato convalidato nella mattinata di venerdì 9 ottobre dal Tribunale di Ferrara. Per il procedimento relativo al nuovo ingresso in Italia, il giudice ha disposto la rimessione in libertà dell’indagato, che resta tuttavia in carcere per l’esecuzione della precedente condanna.

Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Bologna, individuata come competente in relazione al luogo in cui sarebbe avvenuto il nuovo ingresso nel territorio nazionale. La contestazione riguarda dunque il presunto aggiramento del provvedimento di espulsione e del conseguente divieto di rientro.