Il 22enne fermato per l’aggressione al liceo Ariosto di Ferrara avrebbe riferito agli investigatori di essersi ispirato a episodi di violenza avvenuti nelle scuole degli Stati Uniti. Per mettere in atto il suo proposito avrebbe acquistato online un pugnale, poi utilizzato nell’azione che ha coinvolto una studentessa di 15 anni.
Gli elementi raccolti durante le indagini hanno portato il giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas a ritenere possibile che il giovane avesse valutato anche l’ipotesi di compiere un’azione di portata più grave. Tra il cellulare e la relativa custodia sarebbe stato trovato un foglietto scritto a mano con alcuni passaggi di un possibile piano.
Gli appunti sulle altre scuole
Nel documento sarebbero state indicate altre due scuole superiori della provincia, insieme alle modalità per nascondersi negli edifici, al numero di colpi da sferrare, compreso tra sei e dieci, e alle parti del corpo da raggiungere. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 22enne avrebbe poi scelto il liceo Ariosto, dove non era conosciuto, senza individuare in precedenza una vittima o un obiettivo preciso.
Le dichiarazioni rese dal giovane sono apparse contraddittorie. In un primo momento avrebbe detto di voler ferire qualcuno nei bagni dell’istituto e poi togliersi la vita. Durante l’interrogatorio di garanzia avrebbe invece affermato che la sua intenzione era uccidere, non soltanto ferire, alcune persone. In seguito avrebbe negato di aver voluto uccidere, sostenendo che non avrebbe agito in quel modo per non far soffrire la madre.
La decisione sulla custodia
Il gip ha rilevato la gravità del comportamento contestato e il livello di organizzazione che sarebbe emerso dagli elementi presentati dalla Procura. Solo la pronta reazione della vittima di 15 anni, secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, avrebbe evitato conseguenze più gravi.
La pm Isabella Cavallari aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. La difesa, rappresentata dall’avvocato Emiliano Mancino, aveva invece proposto gli arresti domiciliari, a casa dei genitori o in una struttura psichiatrica, depositando anche la disponibilità di un centro ad accogliere il giovane.
Il giudice ha ritenuto, almeno per il momento, non applicabile una misura meno restrittiva. Secondo l’ordinanza, il rispetto delle prescrizioni sarebbe dipeso dalla volontaria adesione del 22enne, ritenuta poco prevedibile alla luce della personalità e delle problematiche psichiche documentate. Il gip ha però precisato che allo stato non vi sono elementi sufficienti per considerarlo incapace di intendere e di volere, in assenza di una perizia specifica.
La Procura dovrà ora valutare la nomina di un consulente per approfondire le condizioni psicologiche dell’indagato. Il giovane è stato trasferito in carcere con l’indicazione di essere inserito nell’articolazione psichiatrica dell’istituto, così da ricevere assistenza adeguata. La difesa, ha spiegato l’avvocato Mancino, valuterà nei termini previsti l’eventuale richiesta di una misura meno afflittiva.