Caso giudiziario

Aggressione al Sant’Anna, 21enne condannato a oltre due anni

Riconosciuta la seminfermità mentale: il provvedimento prevede il proseguimento dell’assistenza in un ambiente specializzato.

Aggressione al Sant’Anna, 21enne condannato a oltre due anni

È stato condannato a 2 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione il 21enne che nel gennaio 2026 aveva aggredito sei operatori sanitari in servizio presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. Gli operatori avevano riportato lesioni lievi.

Il giovane è stato riconosciuto affetto da seminfermità mentale. Per questo la pena dovrà essere scontata in una struttura dedicata, dove potrà proseguire il percorso di cura e riabilitazione. La decisione tiene quindi conto sia della responsabilità per l’aggressione sia della necessità di garantire al 21enne un trattamento adeguato alla sua condizione.

L’aggressione nel reparto psichiatrico

L’episodio era avvenuto a gennaio, quando il 21enne aveva improvvisamente dato in escandescenze, assumendo un atteggiamento minaccioso e aggressivo all’interno del servizio psichiatrico dell’ospedale Sant’Anna. Il ragazzo, già noto per precedenti analoghi, aveva aggredito sei sanitari in servizio nella struttura.

Per fermare la situazione si era reso necessario l’intervento della Polizia di Stato, che aveva arrestato il giovane. In precedenza il 21enne aveva già scontato una pena nel carcere di Reggio Emilia, a seguito di episodi simili.

Il percorso di cura e sicurezza

La difesa ha sottolineato che l’obiettivo ora è consentire al ragazzo di ricevere le cure necessarie, senza trascurare le esigenze di sicurezza. L’avvocata Desi Bruno ha spiegato che nella struttura in cui il giovane si trova attualmente sta facendo progressi e che la speranza è possa trovare una propria strada con il supporto degli operatori che lo seguono.

Secondo la legale, la soluzione individuata potrebbe permettere di conciliare le diverse necessità del caso: da una parte la cura del 21enne, dall’altra la tutela delle persone che potrebbero trovarsi a contatto con lui. Bruno ha inoltre richiamato l’importanza di riconoscere i segnali di disagio fin dalla giovane età, evitando che possano trascorrere anni prima di intervenire, con il rischio di nuove esplosioni incontrollate.