Il Governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la normativa dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito, approvata dall’Assemblea legislativa lo scorso luglio. La decisione del Consiglio dei ministri ha suscitato la reazione dei rappresentanti del Partito Democratico in Regione, che contestano la scelta dell’esecutivo e chiedono da tempo un intervento del Parlamento.
Il capogruppo del Pd in Assemblea legislativa, Paolo Calvano, e la vicepresidente del gruppo e relatrice del provvedimento, Alice Parma, sostengono che l’impugnazione riapra il tema dell’assenza di una disciplina nazionale sul fine vita. Secondo i due esponenti, il Governo contesta l’iniziativa regionale in nome dell’uniformità delle regole, ma non ha ancora approvato una legge statale capace di definire diritti, procedure e responsabilità.
Il nodo delle competenze
Alla base del ricorso ci sono le osservazioni dell’esecutivo sulla competenza legislativa. Il Governo ritiene che la normativa regionale intervenga su materie riservate allo Stato e contesta, tra gli altri aspetti, il ruolo attribuito alle linee guida regionali nella definizione di alcuni requisiti previsti per l’accesso alla procedura.
Calvano e Parma richiamano le pronunce intervenute negli ultimi anni della Corte costituzionale, che hanno delineato un quadro di diritti e responsabilità sul quale, a loro giudizio, le istituzioni sono chiamate a intervenire. L’Emilia-Romagna avrebbe scelto di dare attuazione a quelle indicazioni attraverso l’organizzazione del proprio Servizio sanitario, in assenza di una regolamentazione nazionale.
Cure palliative e ricorso
I due esponenti del Pd respingono anche le contestazioni relative alla qualità delle cure palliative garantite in Emilia-Romagna. Difendono il lavoro svolto quotidianamente dal personale sanitario e ricordano che la Regione, secondo quanto riferito dal presidente Michele de Pascale, ha raggiunto e superato gli obiettivi del Pnrr in questo settore, comprese le cure palliative pediatriche.
Per Calvano e Parma, una materia così delicata non dovrebbe essere affrontata attraverso contrapposizioni ideologiche o iniziative politiche condotte sulla condizione delle persone malate. Servirebbero invece regole chiare, diritti esigibili e garanzie per pazienti, famiglie e professionisti. La Regione annuncia che difenderà il contenuto della propria normativa anche davanti alla Consulta, mentre continuerà a sollecitare il Parlamento ad approvare una legge nazionale sul fine vita.