Caso giudiziario

Condannato a tre anni e mezzo per le violenze alla madre

Il 46enne, detenuto, avrebbe chiesto denaro per alcol e stupefacenti e violato il divieto di avvicinamento

Condannato a tre anni e mezzo per le violenze alla madre

Un uomo di 46 anni è stato condannato in primo grado a tre anni e sei mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni dell’anziana madre. La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Stefano Longhi.

I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il 2025 e il 2026 a San Giuseppe di Comacchio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il 46enne avrebbe chiesto con insistenza denaro alla madre per acquistare alcol e sostanze stupefacenti. Di fronte ai rifiuti della donna, l’avrebbe insultata, minacciata e aggredita fisicamente, in un contesto familiare segnato da difficoltà psicologiche, dipendenze e tensioni continue.

Le aggressioni e il trasferimento in struttura protetta

L’episodio più grave risale al 13 novembre, quando la donna fu accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale del Delta di Lagosanto con ematomi alle gambe. Ai sanitari riferì di essere stata scaraventata a terra e presa a calci dal figlio. Dopo l’attivazione del codice rosso, venne trasferita in una residenza protetta per anziani della provincia, per tutelarne la sicurezza.

In base agli atti del procedimento, l’uomo avrebbe inoltre impedito alla madre di accedere ad alcuni ambienti dell’abitazione, arrivando a chiudere a chiave le stanze per costringerla a rimanere nel soggiorno. Il 46enne era rientrato nella casa dei genitori dopo un periodo trascorso all’estero, senza lavoro e insieme alla fidanzata. Con sé, secondo l’accusa, aveva portato anche problemi legati alla dipendenza dall’alcol e dalle droghe.

Le violazioni del divieto di avvicinamento

Nel frattempo, nei confronti dell’imputato era stato disposto il divieto di avvicinamento alla madre, con l’obbligo di presentarsi alla stazione dei carabinieri di Porto Garibaldi. Il provvedimento sarebbe stato violato più volte: durante i controlli, i militari lo avrebbero trovato all’interno dell’abitazione dei genitori.

Le telecamere installate da un vicino avrebbero inoltre documentato oltre 60 avvicinamenti in un solo mese. L’uomo avrebbe anche smesso di presentarsi con regolarità in caserma per l’obbligo di firma. Per questo la misura era stata aggravata, passando dal divieto di avvicinamento alla custodia cautelare in carcere, dove il 46enne si trova tuttora.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Rizzati, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che non vi fossero gli estremi per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia. Secondo il legale, si sarebbe trattato di episodi discontinui e impulsivi, legati alle crisi di astinenza e alla ricerca di denaro, senza una volontà sistematica di sopraffare la madre. L’avvocato aveva descritto l’imputato come una persona malata, bisognosa di cure e di un percorso di recupero, sostenendo che il carcere non avrebbe avuto una funzione rieducativa. Il giudice non ha però accolto la richiesta e ha pronunciato la condanna.